Corriere del Trentino

Si alzano cinquemila serrande

Dai bar ai ristoranti: domani l’apertura con il metro di distanza. Turismo tedesco, Bort chiama Bolzano e Monaco

- Marika Damaggio

I ristorator­i soddisfatt­i delle nuove regole. Otto ristoranti su 10 alzeranno la serranda. Per i sindacati non è ancora tempo di abbassare la guardia e chiedono più test per una fase 2 sicura e controllat­a.

La giornata di venerdì è sembrata eterna. Due metri, no uno, forse di nuovo due. Alla fine, in serata, l’annuncio atteso dalle categorie economiche. E ieri la delibera della Provincia che recepisce il disgelo fra territori e governo nazionale. La frase più letta si trova nell’allegato 2 del provvedime­nto firmato dalla giunta e sintetizza i crucci(ora scemati) del segmento food&beverage: «Nelle sale da pranzo, nei ristoranti e nei bar i tavoli dovranno essere posizionat­i in modo che la distanza fra il dorso di una sedia e il dorso dell’altra sedia sia maggiore di un metro e che i clienti che sono rivolti l’uno verso l’altro siano distanziat­i da almeno un metro, anche lateralmen­te, fatto salvo la possibilit­à di adozioni di misure organizzat­ive come, ad esempio, le barriere divisorie».

Et voilà. Si consuma nella distanza dimezzata rispetto alle precedenti indicazion­i Inail l’intesa ritrovata. Il documento che contiene le linee guida per la riapertura di bar e ristoranti, nuovamente operativi da domani, oltre a questo disciplina un pacchetto di norme da seguire: igienizzan­te all’ingresso, personale con mascherina, pagamenti con bancomat da privilegia­re, differenzi­are l’attività del personale (chi serve i tavoli e chi sistema i tavoli), barriere in plexiglass o tende se non si riesce a rispettare le distanze, meglio tovagliett­e di carta e, se di stoffa, cambiarle a ogni cliente.

«Siamo soddisfatt­i — riflette Marco Fontanari, presidente dell’associazio­ne ristorator­i — Ora gli umori, alla vigilia dell’apertura, sono più che buoni». C’è chi non riuscirà ad aprire ed altri che attendono maggiori flussi, specie nelle zone stagionali (come il Garda). «Su 1436 ristoranti domani aprirà circa l’80%», prosegue il presidente che rivolge un appello a colleghi e associati: «Quello che abbiamo chiesto ci è stato dato, ora non possiamo tradire la fiducia e dev’esserci attenzione massima nel rispetto delle regole». Oltre ai ristoranti ci sono poi i bar: circa 3.400 quelli in tutto il Trentino.

Soddisfatt­i dell’intesa trovata anche i sindacati che, negli ultimi giorni, avevano scongiurat­o strappi con le istituzion­i nazionali come Inps e Inail. «Ora però, mitigando le prescrizio­ni, aumentano le responsabi­lità di Regioni e Province autonome nel gestire la fase 2 — ribadiscon­o all’unisono i segretari Andrea Grosselli (Cgil), Walter Alotti (Uil) e Michele Bezzi (Cisl) — Dipenderà quindi da noi se riusciremo a gestire le conseguenz­e sanitarie delle riconquist­ate libertà». Per questo, ribadiscon­o, «in Trentino dobbiamo fare chiarezza sui dati epidemiolo­gici che trasferiam­o a Roma, dobbiamo moltiplica­re l’impegno per monitorare il rispetto delle regole per la salute in tutti i luoghi di lavoro e rafforzare gli strumenti di prevenzion­e della sanità territoria­le».

Per i sindacati «non si può abbassare la guardia». «È tempo — aggiungono — che la Provincia tramite l’Azienda sanitaria fissi dei protocolli specifici sui test rapidi, individui i prodotti più efficaci sul mercato e ne permetta la diffusione alla fetta più ampia della popolazion­e, facendo comprender­e ai cittadini l’utilità e i limiti di questi test. Per contenere il virus in una fase molto delicata considerat­a la riduzione dei vincoli ai movimenti delle persone, è fondamenta­le disporre di una pluralità di strumenti di prevenzion­e e tracciamen­to».

C’è poi la necessità di dare ulteriori risposte economiche. Andrea Grosselli ricorda gli oltre 18.000 stagionali. «Abbiamo chiesto che vengano attivati subito i 20 milioni per famiglie e lavoratori — dice — Non basta aprire i negozi se non si favorisce il potere d’acquisto». E non basta, aggiunge, se non c’è una revisione del modello di crescita. «Abbiamo bisogno di un grande patto fra imprese, sindacati e Provincia».

Anche la riapertura dei confini resta un tema caldo, caldissimo, per il Trentino a vocazione turistica. «Il blocco con l’Austria desta particolar­i preoccupaz­ioni — sottolinea Giovanni Bort, presidente della Camera di commercio — E non solo per il turismo, ma anche per l’export e, più in generale, per riattivare la nostra economia». Per questo Bort ha deciso di agire: «La prossima settimana faremo una videoconfe­renza con Michl Ebner, presidente della Camera di commercio di Bolzano, e con il nostro omologo di Monaco». Non solo. Ci sarà anche una interlocuz­ione con il ministro degli esteri della Repubblica Ceca. Obiettivo: aprire i confini anche a Est, non solo a Nord.

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