Franzoso, il ve­ne­zia­no che denunciò le Fer­ro­vie Nord

Corriere del Veneto (Padova e Rovigo) - - DA PRIMA PAGINA - Fran­ce­sca Vi­sen­tin

C’è chi l’ha chia­ma­to «eroe», chi «go­la pro­fon­da». Ma Andrea Franzoso, 40 an­ni, ve­ne­zia­no, si de­fi­ni­sce so­lo «un cit­ta­di­no che ha fat­to una co­sa nor­ma­le». Nel 2015 quan­do era di­pen­den­te di Fer­ro­vie Nord ha de­nun­cia­to il pre­si­den­te dell’en­te, Nor­ber­to Achil­le, ac­cu­san­do­lo di aver uti­liz­za­to de­na­ro pub­bli­co per fini per­so­na­li. Ha rac­col­to pro­ve, re­gi­stra­to con­ver­sa­zio­ni e ha pre­sen­ta­to un espo­sto ai ca­ra­bi­nie­ri. Sco­per­chian­do un «cer­chio ma­gi­co» di po­te­re, sol­di, cor­ru­zio­ne, da lì è par­ti­ta un’in­chie­sta giu­di­zia­ria per pe­cu­la­to e truf­fa ag­gra­va­ta. Achil­le è sta­to rin­via­to a giu­di­zio, a bre­ve il pro­ces­so ar­ri­ve­rà a sen­ten­za. Per lui so­no sta­ti chie­sti qua­si tre an­ni di car­ce­re. E con lui so­no «ca­du­ti» i suoi fe­de­lis­si­mi, tra cui Car­lo Al­ber­to Bel­lo­ni. I sol­di con­te­sta­ti ad Achil­le? Qua­si 500mi­la eu­ro di fon­di pub­bli­ci per shop­ping, va­can­ze, au­to e co­sto­si re­ga­li a po­li­ti­ci. Ge­sto co­rag­gio­so la de­nun­cia di Franzoso, di cui pe­rò ha pa­ga­to le con­se­guen­ze: pri­ma il vuo­to in­tor­no a lui, poi la per­di­ta del la­vo­ro.

Que­sta sto­ria ades­so è di­ven­ta­ta un li­bro, Il Di­sob­be­dien­te. C’è un prez­zo da pa­ga­re se non si vuo­le ave­re un prez­zo (Pa­pe­rFir­st edi­to­re, 163 pa­gi­ne,12 eu­ro), in cui Franzoso nar­ra i retroscena del ca­so, la vi­cen­da uma­na e i mo­ti­vi del­la sua scel­ta.

Ha de­nun­cia­to un si­ste­ma e un pre­si­den­te con­si­de­ra­to in­toc­ca­bi­le. Per­chè l’ha fat­to?

«Ho fat­to qual­co­sa che in teo­ria do­vreb­be es­se­re la nor­ma­li­tà. Mi ar­rab­bio se mi chia­ma­no eroe, non lo so­no, non ab­bia­mo bi­so­gno di eroi, ma di per­so­ne per be­ne. E’ nel­la quo­ti­dia­ni­tà che si mi­su­ra il va­lo­re del­le per­so­ne. Il mio ge­sto do­vreb­be es­se­re quel­lo che fan­no tut­ti quel­li che si ac­cor­go­no di abu­si o in­giu­sti­zie. La do­man­da che mi so­no fat­to all’epo­ca è sta­ta: sal­vo la mia car­rie­ra o la mia co­scien­za? Ho sal­va­to la mia co­scien­za e ora vi­vo fe­li­ce. E pa­zien­za se ho per­so il la­vo­ro. La­men­tar­si ma non agi­re non cam­bia le co­se. Non ho mai vo­lu­to di­ven­ta­re un per­so­nag­gio, tan­to che per mol­to tem­po ho ri­fiu­ta­to in­ter­vi­ste».

Ades­so è usci­to il li­bro, è un mo­do per da­re co­rag­gio an­che ad al­tri te­sti­mo­ni di in­giu­sti­zie?

«Quan­do lo scan­da­lo di Fer­ro­vie è di­ven­ta­to pub­bli­co ed è usci­to il no­me di chi ave­va de­nun­cia­to, cioè il mio, in tan­ti, mi­glia­ia, mi han­no scrit­to esor­tan­do­mi a non la­scia­re di-

men­ti­ca­re que­sta sto­ria. Con il li­bro vo­glio con­se­gnar­la ad al­tri, da­re co­rag­gio, fa­re scoc­ca­re la scin­til­la del cam­bia­men­to, che di­pen­de da ognu­no di noi. Poi si vi­ve fe­li­ci». Con tut­to quel­lo che ha

pas­sa­to, lo ri­fa­reb­be?

«Sì, lo ri­fa­rei mil­le vol­te, non ho nes­sun dub­bio. Per me era im­por­tan­te far­lo met­ten­do­ci la

fac­cia, non in mo­do ano­ni­mo. An­che se ho pa­ga­to un prez­zo. Non so co­sa succederà in fu­tu­ro, so­no cu­rio­so, ma so­no si­cu­ro che qual­co­sa di buo­no ne usci­rà. Per il mo­men­to sto ap­prez­zan­do il viag­gio...» Il suo ge­sto l’ha portata ad

ave­re un gran­dis­si­mo se­gui­to, si da­rà al­la po­li­ti­ca?

«Non mi fa­rò stru­men­ta­liz­za­re da nes­sun par­ti­to po­li­ti­co, lo tro­ve­rei dav­ve­ro mo­ral­men­te scor­ret­to» Ha pro­va­to em­pa­tia per le

per­so­ne che ha fat­to con­dan­na­re? «Mi è di­spia­ciu­to. Uma­na­men­te ho pro­va­to com­pas­sio­ne, que­sto sì. So­no per­so­ne di gran­di ca­pa­ci­tà, che han­no

spre­ca­to la lo­ro vi­ta per in­se­gui­re po­te­re e ric­chez­za. Pen­so che in fon­do in cia­scu­no di lo­ro ci sia la no­stal­gia di ave­re vo­lu­to es­se­re una per­so­na di­ver­sa...»

Es­se­re Ve­ne­to e con sal­de ra­di­ci nel ter­ri­to­rio, co­me ha in­ci­so nel suo ca­rat­te­re?

«Del Ve­ne­to por­to con me un for­te sen­so del dovere, l’im­pe­gno e il sen­so pra­ti­co. Mi pia­ce fa­re le co­se be­ne e con cor­ret­tez­za: in 20 an­ni di la­vo­ro non ho mai fat­to un gior­no di ma­lat­tia...»

Un ca­so di co­scien­za Andrea Franzoso, ve­ne­zia­no, au­to­re di «Il Di­sob­be­dien­te» (Pa­pe­rFir­st edi­to­re). Sot­to la co­per­ti­na

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