Corriere del Veneto (Treviso e Belluno)

«Alin in fuga senza vestiti e Pramod che, ustionato, mi parlava di sua figlia»

Il fuoco, l’esplosione Allarme chimico a Porto Marghera «Restate in casa»

- Di Giacomo Costa

VENEZIA Un incendio è divampato ieri in uno stabilimen­to chimico a Marghera. Due operai sono rimasti ustionati. L’allarme dovuto alla pericolosi­tà delle sostanze usate in azienda, ha spinto il Comune invitare i residenti a rimanere in casa con le finestre chiuse.

VENEZIA Pramod ha una figlia di 4 anni, che vive a Terni con la mamma. «Continuava a chiedermi di lei. Nonostante il dolore fortissimo, nonostante il volto ustionato e la pelle che si staccava dalla mano destra, nonostante tutto, in quel momento Pramod pensava soltanto alla sua bambina...».

Luca Mechelli è un operaio specializz­ato della General

Montaggi, azienda di Terni che si occupa di manutenzio­ne all’interno della 3V Sigma di Marghera. I due operai rimasti feriti nell’incidente di ieri, sono suoi colleghi. Due trentenni di origini straniere che da diversi anni lavorano alle dipendenze della ditta umbra: il rumeno Alin, che da qualche tempo si è trasferito con la compagna nel Padovano;

e l’indiano Pramod, che da circa tre mesi - da quando cioè ha iniziato la manutenzio­ne nello stabilimen­to veneziano condivide con Machelli la stanza di un bad e breakfast a Dolo.

Che tipi sono?

«Alin e Pramod sono due bravi ragazzi e degli ottimi operai».

Cos’è accaduto?

«Non so chi o cosa abbia innescato l’esplosione. So solo che siamo arrivati alle 8 e loro dovevano lavorare insieme alla modifica di un tubo. Intorno alle 10 mi trovavo nel magazzino degli attrezzi quando ho sentito il boato e ho visto un’autobotte completame­nte avvolta dalle fiamme. Sono fuggito, raggiungen­do il punto di primo soccorso. E lì ho aspettato... ma i miei colleghi non arrivavano».

Quando ha capito che erano rimasti feriti?

«Ho telefonato a Pramod e lui ha risposto: lo sentivo urlare. Mi diceva: “Scotto, sto bruciando!”. Gli sono andato incontro e quando l’ho trovato aveva delle ustioni al volto, alle braccia e alla mano destra. I suoi vestiti erano completame­nte bagnati ed emanava un fortissimo odore di sostanze chimiche. Insieme, abbiamo raggiunto un posto sicuro».

È lì che Pramod le ha chiesto della figlia?

«Sì. Gli ho risposto di non preoccupar­si, che la sua bimba stava bene e che dopo essere andato all’ospedale per le medicazion­i sarebbe tornato a Terni da lei, e l’avrebbe abbracciat­a. Poi è arrivata l’ambulanza. Mi ha detto: “Ho sete, dammi dell’acqua”. Ma i medici me l’hanno vietato... È stato tutto così orribile...».

E Alin?

«Gli ho telefonato poco dopo aver trovato Pramod: era diretto all’ospedale di Dolo. Mi ha raccontato di essere riuscito a fuggire e di essersi spogliato, probabilme­nte perché i vestiti gli bruciavano addosso. Ha fermato un automobili­sta di passaggio e gli ha chiesto un passaggio. Ora è ricoverato a Padova: ha ustioni al volto, al collo, al torace, alla schiena...»

 ??  ?? La grande paura L’incendio a Marghera ricorda l’incubo della Dow Chemical: di 18 anni fa: le esplosioni, le fiamme e il panico a Venezia
La grande paura L’incendio a Marghera ricorda l’incubo della Dow Chemical: di 18 anni fa: le esplosioni, le fiamme e il panico a Venezia
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Illeso L’operaio Luca Mechelli

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