Una so­cie­tà sem­pre in bi­li­co

Corriere della Sera - Io Donna - - Libano -

opo la lau­rea in Lin­gue e let­te­ra­tu­re stra­nie­re, e di­ver­si an­ni di pre­ca­ria­to, ho de­ci­so d’in­ve­sti­re sul mio fu­tu­ro iscri­ven­do­mi a un ma­ster in Coo­pe­ra­zio­ne in­ter­na­zio­na­le all’Ispi di Mi­la­no» rac­con­ta bre­scia­no di ori­gi­ne, il coor­di­na­to­re per Oxfam Ita­lia in Li­ba­no.

Poi ha scel­to la vi­ta del coo­pe­ran­te. Per­ché?

pos­si­bi­li­tà di tra­sfor­ma­re il de­si­de­rio di fa­re qual­co­sa di uti­le in una pro­fes­sio­ne. Il ma­ster e Oxfam mi han­no of­fer­to l’op­por­tu­ni­tà di par­ti­re per un ti­ro­ci­nio in Pa­le­sti­na.

E do­po cin­que an­ni è an­co­ra in Me­dio Orien­te, ma que­sta vol­ta in Li­ba­no.

Quan­do Oxfam me lo ha pro­po­sto ho ac­cet­ta­to qua­si sen­za pen­sar­ci: ave­vo già vi­si­ta­to il Pae­se ed ero sta­to col­pi­to dal­la vo­glia di vi­ve­re e dall’ener­gia che si re­spi­ra a Bei­rut co­sì co­me dal­la com­ples­si­tà e dal­la va­rie­tà del­la so­cie­tà li­ba­ne­se. La com­pre­sen­za di 18 con­fes­sio­ni re­li­gio­se è all’ori­gi­ne del­la fra­gi­li­tà dell’equi­li­brio so­cia­le, ma ha an­che im­pe­di­to che le nor­me cul­tu­ra­li di una so­la fa­zio­ne s’im­po­nes­se­ro sul­le al­tre. Non è una so­cie­tà esen­te da ini­qui­tà e in­giu­sti­zie, ma si ca­rat­te­riz­za in una ma­nie­ra del tut­to pe­cu­lia­re ri­spet­to a qual­sia­si al­tro pae­se ara­bo.

Co­sa le man­ca di più dell’Ita­lia?

Gli af­fet­ti. Ma so­no for­tu­na­to: il Me­dio Orien­te è re­la­ti­va­men­te vi­ci­no a ca­sa. L’Ita­lia è ca­sa. È il po­sto da cui so­no par­ti­to e che mi ha per­mes­so di ar­ri­va­re do­ve so­no ora. Re­la­zio­nar­mi con per­so­ne di ogni pro­ve­nien­za mi ha da­to più con­sa­pe­vo­lez­za del­la mia iden­ti­tà, ita­lia­na ed eu­ro­pea. di me­tri dal cen­tro e dal­la vi­ci­na di­sca­ri­ca. «Quel­la non c’era quan­do so­no sta­to qui la set­ti­ma­na scor­sa » mi di­ce Mar­co in­di­can­do una ten­da da­van­ti all’in­gres­so del cen­tro di ri­ci­clag­gio. Sco­pria­mo che lì vi­ve una del­le per­so­ne che vi la­vo­ra­no. «Si tro­va be­ne, ha por­ta­to qui la fa­mi­glia» ci spie­ga il re­spon­sa­bi­le. Co­me se fos­se nor­ma­le far gio­ca­re i pro­pri fi­gli fra i ri­fiu­ti.

Po­chi gior­ni non per­met­to­no di co­no­sce­re un Pae­se. So­prat­tut­to un Pae­se dal­la sto­ria com­ples­sa co­me il Li­ba­no, che sfug­ge a ogni de­fi ni­zio­ne. Non è ric­co

Sot­to, Mar­co Ric­ci. A de­stra, la ten­do­po­li

di pro­fu­ghi si­ria­ni sor­ta in bre­ve tem­po ac­can­to al cen­tro di ri­ci­clag­gio a Ghaz­ze.

In­con­tri più o me­no ca­sua­li con per­so­ne di ri­tor­no da mis­sio­ni in Pae­si in via di svi­lup­po mi han­no fat­to co­no­sce­re il set­to­re e la

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