EC­CO LE OLIMPIADI, MI VIE­NE DA PIAN­GE­RE

Corriere della Sera - Io Donna - - Colonne D’autore/ 3 - Cl­sa­bel­li@gmail.com

so­no gli ul­ti­mi gior­ni di olimpiadi, di cor­se, di tuf­fi, di in­con­tri. Ci­cli­sti, atle­ti, nuo­ta­to­ri esco­no a frot­te dal te­le­vi­so­re ac­com­pa­gna­ti da ur­let­ti, pian­ti, pet­te­go­lez­zi. Chi per­de la ga­ra pian­ge per­ché ha per­so, chi vin­ce pian­ge per la com­mo­zio­ne di aver vin­to. È tut­to un pia­gni­steo. Ab­bia­mo vi­sto gen­te che vo­la­va ver­so la vit­to­ria ca­de­re ro­vi­no­sa­men­te e rom­per­si le os­sa. Ab­bia­mo vi­sto an­che atle­ti ar­ri­va­re con gran­de sor­pre­sa, an­che pro­pria, pri­mi al tra­guar­do. E giù a pian­ge­re. L’emo­zio­ne la fa­ce­va da pa­dro­na. An­che ne­gli sport che più che emo­zio­ni do­vreb­be­ro sti­mo­la­re ri­so­li­ni, co­me il rug­by fem­mi­ni­le, co­me il bea­ch vol­ley. Non ri­de­te trop­po, al­le Olimpiadi di Pa­ri­gi, nel 1900, c’era an­che il nuo­to a osta­co­li. I nuo­ta­to­ri ave­va­no a che fa­re con un pa­lo e del­le bar­che sot­to le qua­li do­ve­va­no nuo­ta­re. Vin­se un au­stra­lia­no. Du­rò una so­la edi­zio­ne. Fu so­sti­tui­to dal tuf­fo in lun­go e, non ci po­tre­te mai cre­de­re, dal nuo­to sin­cro­niz­za­to sin­go­lo. Ma ciò che mi ha fat­to più ri­de­re in que­ste Olimpiadi so­no i te­le­cro­ni­sti. Non ne bec­ca­no una. Nel­la ga­ra di ci­cli­smo te­ne­va­no ac­cu­ra­ta­men­te na­sco­sti i no­mi dei ci­cli­sti in te­sta. Ma il me­glio era­no i com­men­ti. Te­le­cro­ni­sta di ju­do: «Ba­si­le ha for­te­men­te vo­lu­to que­sta vit­to­ria » (tut­ti gli al­tri se ne fre­ga­va­no di vin­ce­re). «E ha fat­to tut­to da so­lo» (non co­me gli al­tri che chie­de­va­no l’aiu­ti­no ai fa­mi­lia­ri). Per non par­la­re del te­le­cro­ni­sta del­la pal­la­nuo­to: «Al­la fi­ne i no­stri han­no ti­ra­to fuo­ri gli at­tri­bu­ti». Spet­ta­co­lo im­mon­do! E se fos­se­ro sta­te le no­stre?

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