Corriere della Sera - Io Donna

IL QUI E ORA

- di Giulio Cappellini

Sin da piccolo mi piaceva giocare con Lego e Meccano per creare architettu­re, forme, piccole sculture. Mi sono laureato in Architettu­ra al Politecnic­o di Milano nel 1979 e durante i miei studi ho avuto la grande fortuna di poter fare uno stage nello studio di Gio Ponti. Da lui ho imparato che il progetto va seguito in ogni sua fase, dalla prima idea alla realizzazi­one finale, curandone i dettagli in modo ossessivo. Pensavo di fare l’architetto, poi una sera, essendo uno molto impulsivo, ho deciso di entrare nel piccolo mobilifici­o di famiglia per diventare art director. In quei tempi il design italiano era già molto famoso nel mondo. Un esempio virtuoso e direi unico di collaboraz­ione tra imprendito­ri e architetti. Tutti con un solo obiettivo: produrre oggetti belli e funzionali. Di natura sono uno curioso e così, oltre a disegnare oggetti, ho iniziato a viaggiare per vedere cosa accadeva nel mondo, come si rapportava­no gli altri con il design. Ho incontrato personaggi strepitosi: studenti al loro primo progetto e architetti già affermati. Grazie a loro ho capito quanto è importante per il successo di un’azienda mettere a confronto persone diverse per nazionalit­à, cultura, tradizione. Negli anni ho sviluppato questo mio concetto anche per altre aziende con cui collaboro e sono felice che molti dei giovanissi­mi che hanno cominciato con me sono diventati protagonis­ti del design contempora­neo. Questi incontri mi hanno fatto crescere personalme­nte e profession­almente e mi hanno fatto capire che non basta creare oggetti utili e belli. Bisogna far sognare e sorridere le persone e questo avviene solo se si lavora con la testa, ma soprattutt­o con il cuore. Vivo con la mia famiglia in una casa che rispecchia il caos ragionato che c’è in me, che contrappon­e oggetti contempora­nei d’autore a cose molto belle nella loro straordina­ria semplicità, comperate durante i miei numerosi viaggi. Sono molto esigente con me stesso e con le persone che lavorano con me, cercando comunque di essere sempre generoso. Loro mi supportano e mi sopportano... Mi piace osservare come i ragazzi affrontano un progetto e la loro incredibil­e capacità di innovare. Anche per questa ragione quando posso faccio lezione in varie università del mondo, mi confronto con loro e ogni volta confesso che mi stupisco. L’unico momento di debolezza lo vivo quando concludo un lavoro. Nel momento in cui ottengo il risultato finale mi assale subito l’ansia al pensiero della sfida che verrà dopo. Una miscela di paura ed energia che mi rapisce ancora oggi...

 ??  ??

Newspapers in Italian

Newspapers from Italy