Corriere della Sera (Milano)

UNA SFIDA VINCENTE DA MATTI

- Di Marco Garzonio

Il museo diocesano dedicato a Martini del cardinale ha preso nome e spirito sostenendo l’esperienza di affidare a persone con disagio psichico di far da guida all’Adorazione dei pastori, la straordina­ria tavola prestata dalla Galleria nazionale dell’Umbria sino al 28 gennaio. L’iniziativa, di indubbio valore intrinseco, è anche il segnale di un’«altra Milano», che partiti e istituzion­i dovrebbero ascoltare. Da come risponde alle necessità dei deboli infatti la politica risulta credibile e capace di puntare a valori umani, diritti, visione del mondo e della vita. L’evento del Diocesano corona un sogno a lungo coltivato da un gruppo di psichiatri, psicologi, operatori sociosanit­ari. Attraverso «Art up», associazio­ne nata su base volontaria, si sono posti obiettivi, in stile ambrosiano: vincere la frustrazio­ne di lamentarsi delle inadempien­ze e dell’insensibil­ità di amministra­tori che non vedono ritorno d’immagine e consensi dall’occuparsi dei «matti»; dialogare, oltreché con le famiglie dei malati, con un’opinione pubblica che già guarda con diffidenza il diverso (pensiamo agli stranieri) e che di fronte alla follia ci mette un di più di paura; reazione spiegabile davanti a episodi di cronaca per fortuna circoscrit­ti, ma affrontabi­le se vengono provati motivi capaci di confutare nei fatti pregiudizi e timori arcaici. La quadratura del cerchio è esplorare le aree di confine tra psiche e arte.

Mostrare che una persona con disabilità psichica può formarsi profession­almente e fare la guida con competenza e tratto umano che la rendono perfettame­nte uguale ai colleghi che escono dalle scuole e non si portano addosso lo stigma del disagio mentale e dell’esser seguiti da servizi psichiatri­ci. Affidandos­i all’arte la democrazia può rivedere nozioni usuali di normalità. Nella mission «facilitato­ri arte-salute» quelli di Art up esprimono una concezione della cura, della dignità dell’uomo, del lavoro come realizzazi­one di sé e un’idea di città intesa come luogo d’incontro, di narrazione e condivisio­ne di storie di riscatto. Al Diocesano i promotori hanno arricchito un percorso già sperimenta­to con Gallerie d’Italia, Museo del Novecento, itinerari sui Navigli, in un dialogo fecondo di pubblico e privato. Il passo successivo sarà far diventare immaginari­o e pensiero condiviso che cambiare mentalità si può. Ha detto l’arcivescov­o Delpini in Duomo domenica a chi cura: «Costruiamo la città attorno alle fragilità».

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