Fuo­ri Mi­la­no: dia­let­to aspro e dol­ci fat­ti in ca­sa

Corriere della Sera - Sette - - Video Crazia -

QUAL­CHE CHILOMETRO PIÙ IN LÀ e cam­bia per­si­no l’ac­cen­to. Il dia­let­to lom­bar­do si fa più aspro. Mi­la­no è die­tro l’an­go­lo, vi­ci­na ma lon­ta­na. Il Cam­po del­le Stelle è sul­la stra­da che por­ta a una del­le più bel­le e va­ste oa­si del Wwf. Sia­mo a Van­za­go, di­ciot­to chi­lo­me­tri a nord ove­st di Mi­la­no e ci ar­ri­vi in un amen. Un ri­sto­ran­te da Re. Già lo chef si chia­ma pro­prio co­sì, Gio­van­ni Re, un co­gno­me che nell’hin­ter­land non è poi co­sì ra­ro. An­ni fa il suo lo­ca­le fi­nì pro­prio in una clas­si­fi­ca del Cor­rie­re nel­la top ten dei ri­sto­ran­ti con le co­to­let­te più gu­sto­se. Ma sba­glia chi si sie­de e aspet­ta nel piat­to so­lo la cu­ci­na lom­bar­da. Buo­na e gras­sa. Suc­cu­len­ta e so­stan­zio­sa. Un me­nù da gior­ni di neb­bia e se­ra­ta di pioggia. Le ve­tra­te guar­da­no sul­la stra­da. Se pro­se­gui, vai ver­so il We­st del­la Lom­bar­dia. La so­sta al Cam­po del­le Stelle sem­bra qua­si d’ob­bli­go. Co­me nei film con le di­li­gen­ze che an­da­va­no ver­so la Gran­de Fron­tie­ra. Gio­van­ni Re ( nel­la foto al cen­tro) è uno chef in­clu­si­vo che cre­de nei gio­va­ni. La sua cu­ci­na è “ostag­gio” di un di­sor­di­ne crea­ti­vo che i ve­ri gour­met ap­prez­za­no co­me la con­fer­ma che non han­no sba­glia­to a se­der­si a que­sta ta­vo­la. Il Cam­po del­le Stelle ti sor­pren­de con me­nù che san­no di al­tre la­ti­tu­di­ni. Il pe­sce (il bran­zi­no è il mio piat­to pre­fe­ri­to) e i vi­ni de­li­ca­ti che si com­ple­ta­no be­ne con le bot­ti­glie pie­ne di li­qui­do più cor­po­so. Da non per­der­si il

pa­ne fat­to in ca­sa e i pa­net­to­ni e le co­lom­be.

LO CHEF È DI QUEL­LI CHE RAC­CON­TA­NO co­sa c’è die­tro e den­tro il piat­to. Può se­der­si ac­can­to a te per spie­gar­ti cot­tu­re e piat­ti che sta spe­ri­men­tan­do. L’an­ti­co e il do­ma­ni si fon­do­no be­ne. Van­za­go è una bol­la di pa­ce che guar­da com­pia­ciu­ta il bru­li­ca­re di un’area do­ve tut­to è sem­pre in mo­vi­men­to. Un ri­sto­ran­te di qua­li­tà una scom­mes­sa che an­da­va gio­ca­ta con de­ter­mi­na­zio­ne. Una tra­di­zio­ne da far na­sce­re e con­so­li­da­re. Ades­so con Gio­van­ni c’è un team di ra­gaz­zi un­der 30 che fa ben spe­ra­re nel ra­di­ca­men­to di un’im­pre­sa che è mol­to di più che da­re una gio­ia mo­men­ta­nea al pa­la­to.

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