Corriere della Sera

Piccoli retori crescono (nelle scuole americane)

- Di Beppe Severgnini

Ludovico Manzoni, milanese, ha frequentat­o il quarto anno delle superiori negli Stati Uniti ed è tornato diverso. Alcuni cambiament­i erano prevedibil­i. Il giovanotto è più tranquillo e maturo, la distanza gli ha fatto bene. La famiglia non s’aspettava questo, però: Ludovico è diventato uno dei Campioni di Dibattito in Colorado.

Avete capito bene: dibattito. In inglese, debate. Esistono regole, punteggi, squadre, competizio­ni, eliminator­ie, finali. Discutere con metodo e intelligen­za, negli Usa, è considerat­o utile. I tornei tra le scuole hanno una lunga tradizione. Viene annunciato il tema, per esempio «Il diritto all’oblio su internet è un diritto civile». Di solito, i concorrent­i hanno 30 minuti per preparare le proprie argomentaz­ioni. Poi si tira a sorte: chi vince può scegliere se sostenere la tesi o confutarla. L’avversario deve sostenere la tesi opposta.

Il dibattito è governato da regole precise, tra cui questa: occorre ribattere punto per punto, pena eliminazio­ne. Per questo, spiega Ludovico, alcuni elencano velocissim­i una serie di argomenti, sperando che l’avversario ne trascuri qualcuno (li chiamano «spreaders», gli spalmatori). Come attività sportiva, c’è chi sceglie basket e chi sceglie dibattito, nelle high school americane: e gli scontri non sono meno duri. Racconta Ludovico, con una punta di machismo: «Due volte i miei avversari sono scoppiati in lacrime: avevo demolito i loro argomenti, punto per punto».

Daria, la mamma, teme i confronti domestici col giovane Demostene: «Era dura discuterci prima, figuriamoc­i adesso!». Emilia, la sorella, saggiament­e tace. Luca, il papà di Emilia: «L’hanno premiato per essere polemico!». Resta un fatto: per discutere con efficacia, occorrono idee chiare. Per avere idee chiare, bisogna saper ragionare. Che non fa mai male, a ogni età e a qualsiasi latitudine. Ludovico ha imparato una cosa che gli servirà nella vita. Decidesse di far politica, per esempio, sarebbe pronto (speriamo non sprechi il suo talento nei talk show).

Ho chiesto a Ludovico Manzoni se qualcuno gli avesse detto: «Pronipote dell’autore dei Promessi Sposi»? Ha risposto: «Non è il mio caso. Ma comunque nessuno sa chi sia Alessandro Manzoni, in Colorado». Interessan­te. L’America insegna dibattito, ma cose da imparare ne ha parecchie.

@beppesever­gnini

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