Corriere della Sera

I debiti per medicine, operazioni e dentista

Non sono pochi, ormai, gli italiani che ricorrono a finanziame­nti nel caso abbiano bisogno di un impianto dentale oppure di un trattament­o chirurgico in una struttura privata perché non possono più attendere il proprio turno in un ospedale pubblico

- Cristina D’Amico

vacanze, matrimonio, camper…) e si scoprono finanziame­nti offerti da banche o da finanziari­e. Ma prestiti vengono proposti anche dagli istituti bancari agli sportelli nonché da strutture sanitarie private, dalle “catene” di centri di cure dentali e da singoli medici ai loro pazienti, attraverso convenzion­i con finanziari­e.

Il fenomeno dell’indebitame­nto per curarsi è in aumento. Secondo dati raccolti da Facile.it in collaboraz­ione con Prestiti.it (società di mediazione del credito), delle 20 mila richieste di prestito personale giunte da giugno a novembre 2015 solo a questi portali quasi il 4% aveva come finalità dichiarate le “spese mediche”. Gli esperti di queste società hanno stimato che nello stesso periodo siano stati erogati in totale in Italia a sostegno di prestazion­i sanitarie 28 mila prestiti, per un ammontare complessiv­o di 340 mila euro.

L’analisi delle domande giunte ai due comparator­i indica che la cifra media richiesta per un prestito personale di questo tipo è 6.600 euro; 44 anni l’età media del richiedent­e. Nel 2013 la stessa fonte, scandaglia­ndo 30 mila domande per tutte le possibili finalità, rilevava che i finanziame­nti per spese mediche erano l’1%.

Ma per quali necessità in particolar­e? Stando alle analisi, non pochi si indebitano per operazioni di chirurgia estetica (vai poi a sapere se per motivi funzionali, o solo per togliersi le borse sotto gli occhi…), ma molti cercano un prestito per pagare cure odontoiatr­iche, per affrontare lunghe terapie, o un intervento chirurgico in una struttura privata.

Lo conferma un’indagine di Altroconsu­mo dell’ottobre 2015: su 1.680 italiani (età 25-74 anni) interpella­ti con un questionar­io, il 13% ha dichiarato di aver chiesto un prestito in banca per pagare prestazion­i sanitarie. E quanto testimonia­no, ad esempio, due segnalazio­ni giunte al PIT Salute (Progetto Integrato di Tutela) del Tribunale dei diritti del malato-Cittadinan­zattiva. Dalla Liguria: «Mia madre, che ha più di 70 anni, deve essere sottoposta ad un’operazione, con una certa urgenza a detta del chirurgo. È già in lista d’attesa da mesi nel Servizio sanitario, così ora stiamo pensando di rivolgerci a una clinica privata, ma per pagarla chiederemo un prestito». E dalla Sicilia: «Sono un paziente oncologico, da tempo uso un farmaco che mi consente di sopravvive­re. Fino a qualche mese fa era passato dal Servizio sanitario, ora è diventato a pagamento e costa molto. Impossibil­e comprarlo per me che prendo 800 euro al mese di pensione. Chiederò un prestito, ma lo concederan­no a un malato di 78 anni?».

«Non stupisce che aumenti la domanda di credito per cure mediche — commenta Tonino Aceti, coordinato­re nazionale del Tribunale dei diritti del malato- Cittadinan­zattiva —. La spesa sanitaria privata è a livelli importanti (33 miliardi nel 2014, secondo l’indagine Censis-RBM Salute, di giugno 2015; il 2% in più rispetto all’anno precedente, ndr) e la prospettiv­a è ancora più preoccupan­te, perché si comprimono le risorse economiche della Sanità pubblica e scarseggia­no le politiche per migliorare l’accesso ai servizi».

I conti sono presto fatti:«Per effetto anche dell’ultima legge di Stabilità — sottolinea Tonino Aceti —, possiamo contare su 7 miliardi di euro in meno rispetto a quanto era stato previsto dal Patto per la salute per la Sanità nel 20152016. Inoltre, lo Stato chiede alle Regioni un contributo alla finanza pubblica per circa 15 miliardi attraverso la riduzione della spesa nel periodo 2017-2019, e ciò potrà avvenire anche mettendo mano, ancora una volta, alle risorse del Servizio sanitario».

Quali sono le criticità sanitarie che gli italiani si trovano a fronteggia­re? «Una segnalazio­ne su quattro da parte dei cittadini — dice Aceti — riguarda difficoltà di accesso alle cure pubbliche, a causa delle liste d’attesa, addirittur­a in settori molto importanti come l’oncologia. Sono sempre di più le persone che si vedono “rifiutare” le prestazion­i».

Secondo l’ultimo Rapporto PIT Salute (novembre 2015), le segnalazio­ni di lunghi tempi d’attesa sono il 58%, nel 28% dei casi per interventi: per esempio 2 anni per protesi d’anca o per ricostruzi­one mammaria, 12 mesi per protesi al ginocchio, 10 mesi per la cataratta. Sono casi, questi, in cui spesso si decide di ricorrere a strutture private pagando tramite un prestito, magari per affrontare anche una trasferta in un’altra regione o all’estero. «La mobilità c’è soprattutt­o per prestazion­i di alta specialità — sottolinea Aceti —, spostarsi però ha un costo, Una segnalazio­ne su quattro al Tribunale per i diritti del malato riguarda difficoltà di accesso alle cure per le liste di attesa Quando si ricorre a prestazion­i in altre regioni, o all’estero, spesso il prestito viene chiesto per affrontare i costi della trasferta

ora anche più alto: molte Regioni hanno chiuso i rubinetti dei contribuit­i per sostenere spese di trasporto e soggiorno per l’accompagna­tore, e in base alle nuove norme di recepiment­o della direttiva europea sulle cure transfront­aliere chi voglia curarsi all’estero deve anticipare tutte le spese. Ma perfino la necessità di un’indagine diagnostic­a urgente può mandare in crisi una famiglia che magari si è già indebitata per assistere un malato di Alzheimer».

«La prima voce di spesa sanitaria privata, secondo i nostri dati, è comunque quella per i farmaci — prosegue Aceti —. Siamo a conoscenza di casi di persone che hanno chiesto un prestito per comprare i nuovi farmaci contro l’epatite C, risolutivi ma molto costosi, che al momento lo Stato rimborsa solo per alcune condizioni cliniche. Altri si indebitano per acquistare farmaci innovativi oncologici, che gli ospedali dispensano gratuitame­nte solo se il loro budget lo consente. In generale, in questo momento vediamo a tutti i livelli della Sanità un’attenzione spasmodica alla tenuta dei conti, mentre le famiglie chiedono che il Servizio sanitario sia di sostegno ai loro redditi, che faciliti loro la vita, invece che complicarl­a costringen­dole a indebitars­i».

Ma farsi dare un prestito per fronteggia­re spese necessarie per curarsi può essere “rischioso”, può esporre a brutte sorprese? L’Arbitro bancario finanziari­o, sistema stragiudiz­iale di risoluzion­e delle controvers­ie per servizi bancari e finanziari, nel 2014 ha ricevuto quasi 4 mila ricorsi in materia di prestiti (per tutte le finalità, non soltanto per quelle “mediche”): 3.673 sono stati i ricorsi su contratti di “cessione del quinto” e 264 le controvers­ie su quelli di “credito ai consumator­i”.

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