AN­CHE LE FANTASTORIE HAN­NO RE­GO­LE DA RISPETTARE

Corriere della Sera - - CRONACHE - Di An­to­nel­la Bac­ca­ro

«Dai, non è pos­si­bi­le che non stai con nes­su­no». C’è un pun­to ol­tre il qua­le non si può più es­se­re sin­gle sen­za ap­pa­ri­re so­spet­ta­bi­li? Tra le con­get­tu­re di chi ci in­ter­ro­ga in­cre­du­lo, spes­so com­pa­re quel­la per cui una re­la­zio­ne in real­tà c’è ma sia­mo noi che non vo­glia­mo con­fes­sar­la. «Am­met­ti­lo, ti ve­di con qual­cu­no». L’in­si­sten­za con cui il dub­bio vie­ne avan­za­to è di­ret­ta­men­te pro­por­zio­na­le al­lo sta­to di gra­zia in cui si vie­ne tro­va­ti. Il che è an­che lu­sin­ghie­ro, so­prat­tut­to quan­do i mo­ti­vi per ap­pa­ri­re se­re­ni e in for­ma so­no so­cial­men­te ir­ri­fe­ri­bi­li: una buo­na por­zio­ne di ti­ra­mi­su, aver com­ple­ta­to il cam­bio dell’ar­ma­dio, una dor­mi­ta di ot­to ore di fi­la, cir­co­stan­za que­st’ul­ti­ma che, do­po una cer­ta età, ap­pa­re una pro­vo­ca­zio­ne.

«Ma per­ché non lo di­ci? Tan­to si ve­de be­nis­si­mo». C’è un mo­men­to ol­tre il qua­le ne­ga­re non ser­ve più: ir­ri­ta e la­scia l’al­tra per­so­na sen­za qual­co­sa da rac­con­ta­re in gi­ro. Per que­sto la no­stra let­tri­ce qua­ran­ten­ne Ma­gno­lia ha mes­so su una sor­ta di sto­ria-ti­po che som­mi­ni­stra di vol­ta in vol­ta, con qual­che va­rian­te, a chi pro­prio non si ar­ren­de all’idea che lei sia fe­li­ce­men­te sin­gle.

Ma non tut­te le fantastorie van­no be­ne. Ad esem­pio, Ma­gno­lia so­stie­ne che la «re­la­zio­ne» non de­ve usci­re dai ca­no­ni del con­sue­to: van­no esclu­se unio­ni in cui la cop­pia ri­sul­ta trop­po ete­ro­ge­nea per età, cul­tu­ra, sta­tus eco­no­mi­co. Trop­po fa­ti­co­so do­ver­si in­ven­ta­re co­me pos­sa sta­re su, o ad­di­rit­tu­ra di­ven­ta­re una sor­ta di gu­ru da con­sul­ta­re. Più la fan­ta­cop­pia è no­io­sa­men­te pre­ve­di­bi­le, me­no pro­ble­mi si avran­no a ge­sti­re le bal­le. Ma so­prat­tut­to, con­si­glia la no­stra, sa­rà me­glio in­tro­dur­re sin da su­bi­to un ele­men­to d’in­sta­bi­li­tà che pos­sa giu­sti­fi­ca­re la pre­co­ce estin­zio­ne del­la re­la­zio­ne: lui abi­ta lon­ta­no, è ve­ga­no, la­vo­ra fi­no a tar­di. In­som­ma ha qual­co­sa che non qua­dra con noi. In­fi­ne, im­por­tan­tis­si­mo, quan­do la ces­sa­zio­ne del con­nu­bio ver­rà di­chia­ra­ta, è me­glio at­tri­buir­la a noi stes­se. Que­sto evi­ta di es­se­re pre­le­va­te tut­te le do­me­ni­che dal di­va­no per ve­ni­re scar­roz­za­te in un ou­tlet a fa­re shop­ping com­pen­sa­ti­vo.

Pri­mo: più è no­io­sa­men­te pre­ve­di­bi­le, più fa­ci­le sa­rà te­ner­la in pie­di

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