La 19en­ne dal Pa­ki­stan «Mi han­no por­ta­ta qui e co­stret­ta ad abor­ti­re»

Farah è stu­den­tes­sa a Ve­ro­na. Gli au­dio al­le ami­che

Corriere della Sera - - Cronache - An­drea Pa­squa­let­to

Farah sa­reb­be sta­ta in­gan­na­ta, le­ga­ta, co­stret­ta ad abor­ti­re e a ta­ce­re. È lei stes­sa a scri­ver­lo, an­zi, a ur­lar­lo, in un mo­men­to in cui sfug­ge al con­trol­lo di co­lo­ro che sem­bra­no es­se­re i suoi aguz­zi­ni: la fa­mi­glia. «Mi han­no pic­chia­ta e te­nu­ta le­ga­ta per ot­to ore per far­mi fa­re l’abor­to», è il messaggio che man­da all’ami­ca del cuo­re da un an­go­lo del Pa­ki­stan: «Qual­cu­no con una cer­ta au­to­ri­tà mi ven­ga a pren­de­re in ca­sa».

Farah è pa­chi­sta­na, ha 19 an­ni e aspet­ta­va un bam­bi­no. Era ar­ri­va­ta in Ita­lia nel 2008 con la ma­dre, il pa­dre e i fra­tel­li. Vi­ve­va­no a Ve­ro­net­ta, il quar­tie­re mul­tiet­ni­co del­la cit­tà sca­li­ge­ra do­ve la­vo­ra­no di­ver­si con­na­zio­na­li. Stu­den­tes­sa di un isti­tu­to tec­ni­co, Farah si era in­na­mo­ra­ta di un ita­lia­no co­no­sciu­to fra i ban­chi di scuo­la, me­dia. Re­la­zio­ne dif­fi­ci­le, osteg­gia­ta dal­la fa­mi­glia e let­te­ral­men­te pre­ci­pi­ta­ta in feb­bra­io, quan­do i ge­ni­to­ri del­la gio­va­ne pa­chi­sta­na han­no sa­pu­to che la fi­glia era in­cin­ta. «Il no­stro bam­bi­no do­ve­va na­sce­re in ago­sto, vo­le­va­mo spo­sar­ci e lo vo­le­va­mo te­ne­re, ave­va­mo deciso an­che il no­me», si di­spe­ra og­gi il gio­va­ne in­ter­vi­sta­to dal Cor­rie­re del Ve­ne­to. «In feb­bra­io la ma­dre ha con­vin­to Farah a seguirla in Pa­ki­stan per il ma­tri­mo­nio di un pa­ren­te. Il pa­dre era già lì. “Lo con­vin­co a spo­sar­vi” le ave­va det­to». Ma fra lei e il suo ra­gaz­zo c’era un mu­ro al­tis­si­mo da su­pe­ra­re. «Non vo­le­va che sua fi­glia, mu­sul­ma­na, spo­sas­se un cri­stia­no e tan­to­me­no che aves­se un fi­glio con­ce­pi­to fuo­ri dal ma­tri­mo­nio. Ora stan­no cer­can­do per lei un ma­ri­to del po­sto».

Il ri­tor­no in Pa­ki­stan, a leg­ge­re i mes­sag­gi di Farah all’ami­ca, è stato un incubo. «Quan­do chie­do ai miei ge­ni­to­ri per­ché han­no tol­to la vi­ta al mio bim­bo, mi di­co­no che que­sto non è nul­la ri­spet­to a quel che ho fat­to io. Di­co­no che an­che io ho tol­to la vi­ta al lo­ro ri­spet­to in so­cie­tà». Bri­vi­di. Nel­le pa­ro­le di Farah c’è tut­to lo scontro fra due mon­di, il pre­te­so ri­spet­to, l’onore fa­mi­lia­re, l’uomo da sce­glie­re. Ar­go­men­ti sen­ti­ti al­tre vol­te e spes­so a spe­se di gio­va­ni don­ne di quel Pae­se. Co­me nel ca­so di Sa­na Chee­ma, ad­di­rit­tu­ra stran­go­la­ta per aver ri­fiu­ta­to il ma­tri­mo­nio com­bi­na­to. «Tut­to dev’es­se­re fat­to in una vol­ta — scri­ve an­co­ra qua­si a in­vo­ca­re la li­be­ra­zio­ne —. Sen­nò sta­vol­ta mio pa­dre uc­ci­de pu­re me. Mi ten­go­no in Pa­ki­stan per­ché san­no che qui nes­su­no mi aiu­ta». Co­me Sa­na, Hi­na e le al­tre don­ne che vo­le­va­no vi­ve­re all’oc­ci­den­ta­le, Farah si tro­va a com­bat­te­re la sua bat­ta­glia da una dif­fi­ci­le trin­cea. «Ti pre­go, chia­ma l’associazione Am­ne­sty...», di­ce in una clip au­dio in­via­ta all’ami­ca.

I rap­por­ti con il pa­dre si era­no in­cri­na­ti da tem­po. Nel set­tem­bre scor­so Farah l’ave­va de­nun­cia­to per mal­trat­ta­men­ti. Ra­gio­ne per cui era sta­ta ac­col­ta in una strut­tu­ra pro­tet­ta, il cen­tro an­ti­vio­len­za Pe­tra. Poi ha chie­sto di tor­na­re a ca­sa. «Non c’è al­cu­na vo­lon­tà da par­te del­la fa­mi­glia di la­sciar­la li­be­ra, le han­no tol­to an­che i do­cu­men­ti», ha ri­fe­ri­to ieri l’as­ses­so­re ai ser­vi­zi so­cia­li di Ve­ro­na Ste­fa­no Ber­tac­co. «Stia­mo ve­ri­fi­can­do la vi­cen­da — ha pre­ci­sa­to la pro­cu­ra­tri­ce An­ge­la Bar­ba­glio, men­tre la Far­ne­si­na è in­ter­ve­nu­ta su Isla­ma­bad —. Co­mun­que sia, noi pos­sia­mo agi­re so­lo nel ca­so in cui la vit­ti­ma o l’au­to­re del reato so­no cit­ta­di­ni ita­lia­ni». E Farah non lo è.

Il pa­dre del bim­bo Era un ra­gaz­zo ita­lia­no «La fa­mi­glia non vo­le­va che aves­se un fi­glio da un cri­stia­no»

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