Corriere della Sera

L’inter e la personalit­à, il Napoli e la storia

- di Mario Sconcerti

Il Psv, visto dall’olanda è un’altra Juve. 42 punti in 15 partite, 53 reti segnate. Poi scopri che i suoi avversari si chiamano Heracles, Venlo, Sittard, Zwolle, brava, bellissima gente, completame­nte sconosciut­a. Perché l’inter dovrebbe perdere contro i campioni di un Paese che oggi funziona solo da vivaio per tutti? Più facile accada che il Tottenham vinca a Barcellona, almeno ha grandi giocatori, forte interesse al risultato. Il Psv ha fatto un punto in 5 partite, è fuori da tutto con qualunque risultato. Più complessa la situazione del Napoli che gioca a Liverpool. Klopp è stato fino a oggi la cattiva sorpresa del girone, 3 sconfitte in cinque partite, tutte le trasferte. Non c’è stato niente in Champions che ricordi il Liverpool del campionato. È un momento strano in tutto il calcio internazio­nale, non c’è un dato sicuro che non siano Juve e Barcellona. Ma anche il Barcellona solo quando c’è Messi. Il che significa che siamo ancora alla storia di sempre, decidono Ronaldo e l’argentino. Gli altri sono ottimi giocatori che non fanno una differenza. Forse è questo che spiega anche l’ottimismo sulle qualificaz­ioni italiane. La mia impression­e è che dopo le difficoltà generali sia cominciata una vera recessione tecnica. È un argomento interessan­te e nemmeno troppo pericoloso: nel calcio la recessione è una forma di democrazia, toglie differenze, apre un po’ di strade a tutti. L’inter in Champions soffre la personalit­à altrui. È successo con il Barcellona e con il Tottenham, difficile succeda con il Psv, che è tecnico, veloce e inadeguato e molto giovane, cioè il lato opposto dell’autorevole­zza. La Champions può dare all’inter quell’ultima misura che le manca. In questo momento è più forte il nome della squadra, l’inter non gioca da Inter, spesso non ha nemmeno la maschera della squadra completa. Ma quella ce l’hanno in pochi, l’abbiamo visto. Oggi se basi tutto sulla modernità del gioco rischi di fare qualcosa che sanno già fare tutti. Credo sia il tempo di invertire pedagogia, di insegnare ai giocatori che possono cercare la porta anche da soli. L’ultima scoperta è l’egoismo, che poi è la base di qualunque vita. Non so come finirà Liverpool-napoli, ma Ancelotti ha costruito la squadra con la sua parte internazio­nale, non quella italiana. Questo rende il Napoli perfetto per un torneo breve e pesante come la Champions. Credo che il Napoli sia oggi la quarta-quinta squadra del continente. Il Liverpool non è migliore, gioca solo in casa e ha trenta minuti a partita insostenib­ili. Poi ci sono gli altri sessanta. È forse la più importante partita in Europa da quando trent’anni fa il Napoli vinse la Coppa Uefa. Erano i tempi di Maradona e Bianchi. È l’ora

di ricomincia­re.

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(Reuters) Incertezza­Leo Messi, stella del Barça: giocherà o non giocherà contro il Tottenham?

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