Corriere della Sera

L’icona antiracket finisce agli arresti «Chiedeva il pizzo»

È il manager per l’emergenza virus in Sicilia

- Felice Cavallaro

Alla vigilia dell’anniversar­io di Capaci, mentre tutti parlano di legalità, l’ennesima inchiesta sulla corruzione pubblica scuote il mondo politico e la Regione Siciliana. Ma stavolta finisce agli arresti anche il paladino della trasparenz­a, Antonio Candela, un rampante manager antiracket per cinque anni sotto scorta come presidente dell’azienda sanitaria di Palermo e da due mesi alla guida della task force chiamata a combattere il Covid nell’isola. Con acquisti e appalti adesso passati ai raggi X. Come ha fatto la Guardia di Finanza per gli affari di questa operazione avviata da due anni e chiamata con un pizzico di perfida ironia «Sorella Sanità».

Un pozzo nero da 600 milioni di euro per forniture e servizi, come sintetizza­no gli inquirenti che hanno arrestato anche altri nove personaggi tra presunti famelici superburoc­rati, faccendier­i e imprendito­ri del settore, tutti indicati come «la cricca del cinque per cento».

A Trapani è finito in carcere anche l’attuale manager dell’azienda sanitaria provincial­e Fabio Damiani, fino a non molto tempo fa responsabi­le della Centrale unica delle gare di appalto a livello regionale. Indagine estesa a Milano con sette società sequestrat­e fra Sicilia e Lombardia, tangenti intascate da 160 mila euro, acconto di promesse fino a un milione e 800 mila euro, secondo l’accusa del procurator­e Franco Lo Voi, dell’aggiunto Sergio Demontis e dei sostituti Giovanni Antoci e Giacomo Brandini. Mazzette consegnate a volte anche su borse griffate. Come si addice al look di Candela, sempre elegante, fiero della medaglia d’argento «al merito della Sanità pubblica», promossa dal ministero della Salute e consegnata al Quirinale. Ottenuta «per le circostanz­iate denunzie presentate alla Procura...». D’altronde, nel paradosso di una storia che sembra ormai macchiata dall’impostura, Candela è stato considerat­o un esempio anche dalla magistratu­ra contabile. Nel 2017 il procurator­e generale della Corte dei conti lo ringraziò infatti pubblicame­nte «per avere segnalato diverse anomalie agli organi competenti». Encomi legati ai risparmi ottenuti nella gestione dell’azienda sanitaria dove era subentrato a un magistrato, Salvatore Cirignotta, a sua volta arrestato.

Qualcosa di buono deve aver fatto, ma adesso campeggian­o le intercetta­zioni diffuse dalle Fiamme Gialle con funzionari ignari delle microspie, come lo stesso Candela che si presentava così: «Sono il capocondom­ino della sanità». C’è anche la sua voce fra quelle impigliate nella rete delle cimici, parlando di gare truccate. «Una volta che poi l’hai vinta non ci vediamo più e mi mandi a dire Roberto “mi inizi a mandare i soldi, così mi tappi la bocca, mi compri con i soldi”, facendomi vedere che rispetti gli impegni... Salvo fammi dire però che è il cinque netti dei contratti dei grandi impianti...».

La scossa per il mondo politico è devastante, non solo perché fra i denunciati figura anche un deputato regionale, Carmelo Pullara, eletto nella lista «Autonomist­i Musumeci presidente», ma perché lo stesso governator­e e l’assessore alla Salute Ruggero Razza avevano presentato Candela come il fiore all’occhiello della battaglia anticovid. Adesso Razza parla di «quadro impietoso» e si dice «deluso per la condotta morale dei personaggi».

Turbato però anche dal presidente dell’assemblea regionale siciliana Gianfranco Micciché, infuriato quando qualcuno mette in relazione il suo nome con quello di Fabio Damiani, il manager arrestato a Trapani, pronto al contrattac­co: «Millantato­ri. Avvertii invece Musumeci su chi fosse Antonio Candela, nel giro di Montante-lumia e Crocetta. Lo sapevano tutti. Non mi diede ascolto». Sua la richiesta di una inchiesta parlamenta­re sulla sanità da avviare in commission­e antimafia. Quella presieduta da Claudio Fava, disponibil­e: «Sanità, tragico bancomat a servizio della politica».

Base di partenza resterebbe la cricca descritta dal generale Antonio Nicola Quintavall­e Cecere e dal colonnello Gianluca Angelini come «un centro di potere». Lo stesso che Candela definiva il suo condominio.

La cricca del 5% Mazzette per gli appalti della Sanità: «Era la cricca del cinque per cento»

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Chi è Antonino Candela, 55 anni, è responsabi­le della cabina di regia anti Covid della Regione Siciliana

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