Corriere di Verona

Calcutta a Verona Il nuovo pop scala le classifich­e

Il cantautore di Latina domani all’anfiteatro per un live già tutto esaurito «L’ultima volta che mi sono esibito a Verona è stato due anni fa: per la precisione ero al Palapesca di Sommacampa­gna. Un bel salto, lo so»

- Marianna Peluso © RIPRODUZIO­NE RISERVATA

Ride Edoardo D’Erme, alias Calcutta, mentre risponde alle domande di quest’intervista, perché le intercala sempre a una battuta o uno sfottò. «Il trucco è far parlare il giornalist­a, per capire in che mani finiranno le mie parole» dice. Non sembra di trovarsi di fronte alla rivelazion­e del genere it pop degli ultimi anni, a soli 29 anni già premiato con dischi d’oro e platino, atteso in Arena domani con un concerto sold out. Non è da tutti riempire l’anfiteatro romano.

Come ti senti?

«Non me ne rendo conto, forse perché non sono ancora salito su quel palco. Per ora la vivo bene, con allegria. L’ultima volta che mi sono esibito a Verona è stato due anni fa: per la precisione ero al Palapesca di Sommacampa­gna. Un bel salto, lo so. Eppure devo ammettere che ho vissuto con maggior ansia l’ultimo concerto fatto a Latina (il 21 luglio scorso), perché Latina è casa mia, quindi sentivo la responsabi­lità di esibirmi di fronte alle persone che mi conoscono. Per me è stato lo show più difficile del mondo. Oggi, dopo quel live, mi sento più allenato».

Il tuo prossimo obiettivo quale sarà? Vincere Sanremo? Riempire San Siro?

«Nessuno dei due. Sanremo dà prestigio, ma del prestigio che te ne fai? I soldi sono più utili. Piuttosto ho un obiettivo personale: vorrei imparare a organizzar­e meglio il mio tempo, per non arrivare sempre stremato a conclusion­e di un progetto».

Quando hai iniziato a fare musica?

«Da piccolo strimpella­vo, ma non ho mai seguito un corso di musica per più di due mesi. Dopo il liceo classico, sono stato un anno in giro per

New York e più o meno ho iniziato contempora­neamente a scrivere com’è pezzi. successo: Non so magari neanch’io prendevo caciara con la gli chitarra amici per e usciva fare una strofa interessan­te su cui poi costruivo l’intera canzone, oppure, preso da mille suggestion­i, sentivo l’esigenza di mettere tutto nero su bianco».

Cosa ami più del tuo lavoro: cogliere l’ispirazion­e, scrivere, produrre o suonare dal vivo? «Mi piace molto la preparazio­ne. Tutto quello che c’è prima. Prima di scrivere, prima di produrre, prima di impugnare il microfono. Mi piace star lì a capire, studiare, aggiustare…». Hai scritto canzoni anche per Fedez e J-Ax, per Nina Zilli e a quattro mani con Francesca Michielin. C’è qualche altro artista che vorresti interpreta­sse la tua musica?

«Al momento non ho nessuno in mente, ma in generale non ho mai avuto dei cantautori di riferiment­o. Ecco perché faccio fatica a dirti un nome». A proposito di nomi, Calcutta da dove viene? «Calcutta è un nome che non era stato pensato per reggere tutti questi anni, eppure... Lo avevo pensato nel 2009 insieme al mio ex batterista e l’ho mantenuto anche quando lui ha deciso di andarsene. A questo punto, perché cambiare? È quel che faccio anche coi titoli delle mie canzoni: non amo i risvolti poetici gratuiti».

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Per il concerto del cantautore Calcutta, in programma domani sera, l’Arena è sold out
Dal vivo Per il concerto del cantautore Calcutta, in programma domani sera, l’Arena è sold out

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