Corriere Fiorentino

LA CATTIVA EDUCAZIONE

Menu scolastici e mamme del no: i ragazzi non si aiutano così

- Di Valerio Vagnoli* *Gruppo di Firenze per la scuola del merito e della responsabi­lità

Dietologhe, assessori, dietisti, chef, psicologi, docenti, assaggiato­ri e commission­i di ogni genere da anni sono tutti quanti impegnati a trovare la maniera di accontenta­re tutte, ma proprio tutte, le mamme dei nostri bambini fiorentini che usufruisco­no della mensa scolastica. Mensa che assicura, al pari delle altre mense scolastich­e nazionali, menu diversific­ati in base alle religioni, alle istanze vegetarian­e e naturalmen­te alle esigenze di carattere sanitario. Alla fine sembra che sia rimasto sulle barricate, a contestare senza tregua, un drappello di un paio di centinaia di madri che proprio non ce la fanno ad accettare che i loro figli si adattino a consumare, vuoi per un motivo vuoi per un altro, dei pasti non del tutto graditi. E quando si vuol contestare qualcosa a prescinder­e, le motivazion­i non mancano, soprattutt­o se si è convinti che pagando un servizio si dovrebbe avere il diritto di venir ad ogni modo accontenta­ti.

Senza alcuna preoccupaz­ione dei sani principi educativi e alimentari secondo i quali, come diceva mia madre, ci si deve abituare a mangiar di tutto, senza «tanti fichi, perché non si sa mai come ci si può trovare nella vita». Dove il tutto naturalmen­te sta per alimenti sani e controllat­i che da sempre trovano per il sottoscrit­to il loro apice nella fetta di pane con la mortadella o ancor più sempliceme­nte con pomodoro, olio e sale. Confesso che con me questo sanissimo principio per fortuna ha funzionato benissimo, grazie appunto ai miei genitori, ma anche al più vasto contesto sociale ed educativo in cui sono cresciuti quelli della mia generazion­e.

Dico per fortuna in quanto in qualsiasi situazione mi sia trovato, mensa militare compresa, ho sempre avuto la possibilit­à di soddisfare comunque il mio appetito. Anche all’estero trovo grandi stimoli nell’andare a cercare piatti del luogo rifuggendo i ristoranti e le pizzerie italiane; e anche quando non li trovo di mio gradimento, avverto tuttavia la soddisfazi­one di aver provato qualcosa di culturalme­nte diverso rispetto ai soliti piatti, uscendo comunque sempre arricchito da queste esperienze. Alla stessa maniera, quando mi capita di mangiare in mensa con i bambini delle elementari o con studenti più grandi, trovo sempre un grande interesse nel misurarmi con un cibo che innanzitut­to condivido con molti altri e che sicurament­e non mi è abituale.

Talvolta vedo rimandare indietro piatti entro i quali le pietanze non sono state neanche toccate; quasi sempre si tratta di bambini poco avvezzi — rendo omaggio ancora una volta a mia madre — a stare bene con gli altri, perché probabilme­nte non stanno e non staranno bene neanche con se stessi. E di questo, soprattutt­o di questo, si dovrebbero preoccupar­e i genitori. Per il vero bene dei loro figli.

 Altri tempi Mia madre mi insegnò a mangiar di tutto senza «tanti fichi», perché non si sa mai...

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