UN AL­LAR­ME INU­TI­LE? CHIEDETE AL VE­SCO­VO

Corriere Fiorentino - - Da Prima Pagina - Pao­lo Er­mi­ni

(p.e.) Al­la fi­ne sa­rà la Chie­sa a di­ven­ta­re ma­gi­stra an­che di pro­te­zio­ne ci­vi­le? Non è esclu­so, vi­sto il ruo­lo che si è as­sun­to il ve­sco­vo Si­mo­ne Giu­sti a Li­vor­no. Per evi­ta­re nuo­vi di­sa­stri, a una set­ti­ma­na dal­la bu­fe­ra che ha stron­ca­to ot­to vi­te, il sin­da­co Fi­lip­po No­ga­rin l’al­tro ie­ri ave­va da­to il mas­si­mo ri­lie­vo al­la nuo­va al­ler­ta me­teo, con an­nun­cio di chiu­su­ra del­le scuo­le e di­stri­bu­zio­ne di sac­chi di sab­bia.

E poi gli ap­pel­li al­la cit­ta­di­nan­za per­ché si evi­tas­se di re­sta­re in ca­se espo­ste a pe­ri­co­lo di eson­da­zio­ni. Invece non è suc­ces­so nien­te di ri­le­van­te e su­bi­to sui so­cial si so­no sca­te­na­te le ac­cu­se per l’inu­ti­le al­lar­me. È il frut­to di una cul­tu­ra op­po­sta a quel­la del­la pre­ven­zio­ne, che è il fon­da­men­to stes­so del­la fi­lo­so­fia che ispi­ra la pro­te­zio­ne ci­vi­le. Il ve­sco­vo ha rea­gi­to e ha lan­cia­to un po­st pa­ca­to: «Me­glio una not­te in più a ca­sa di ami­ci, me­glio una po­le­mi­ca sui gior­na­li in più per una fal­sa al­ler­ta, che nuo­va­men­te gior­ni co­me que­sti». Un in­vi­to ai livornesi per fa­re un sal­to in avan­ti nel­la con­sa­pe­vo­lez­za co­mu­ne, ma an­che un as­si­st al sin­da­co che ave­va re­spin­to con pa­ro­le du­re le cri­ti­che ri­vol­te dal ve­sco­vo all’in­con­clu­den­za del­la po­li­ti­ca in oc­ca­sio­ne dei fu­ne­ra­li di tut­ta la fa­mi­glia Ra­mac­ciot­ti. «Lui pen­si al­la cu­ra del­le ani­me», ave­va ri­bat­tu­to No­ga­rin se­con­do il co­pio­ne lo­go­ro di chi an­co­ra, co­me nell’Ita­lia di cin­quan­ta an­ni fa, ne­ga al­la Chie­sa il di­rit­to di di­re la sua in cam­po ci­vi­le, rap­pre­sen­tan­do le ra­gio­ni del­la col­let­ti­vi­tà.

Più che del­le al­ler­ta non se­gui­te da al­lu­vio­ni, i livornesi do­vreb­be­ro pre­oc­cu­par­si di una inef­fi­cien­za che ot­to gior­ni fa ha se­gna­to li­vel­li sco­rag­gian­ti. Quan­do lo stra­ri­pa­men­to del Rio Mag­gio­re era or­mai cer­to si sa­reb­be po­tu­ti in­ter­ve­ni­re per eva­cua­re le co­stru­zio­ni più in bas­so. Nien­te fu fat­to, e c’era per­fi­no un elen­co del­le per­so­ne che abi­ta­no nel­la zo­na, se­con­do una ri­co­stru­zio­ne pun­tua­le fat­ta dal Tir­re­no. In ogni ca­so il sin­da­co fu av­vi­sa­to cir­ca due ore do­po che la tra­ge­dia si era già con­su­ma­ta. Un da­to scon­cer­tan­te. No­ga­rin la­sci per­de­re le cro­cia­te lai­ci­ste, am­met­ta con il ve­sco­vo il fal­lo da fru­stra­zio­ne (com­pren­si­bi­le)e gli chie­da una ma­no per­ché dav­ve­ro, nel mo­men­to più buio, la cit­tà rac­col­ga tut­te le sue ener­gie mi­glio­ri e ri­par­ta. In con­tro­pie­de. E con ma­no­vra co­ra­le. Spes­so è co­sì che si vin­co­no le par­ti­te più osti­che.

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