Bad­ge, quan­do il controllo è fuo­ri leg­ge

La Cas­sa­zio­ne si pro­nun­cia per l'il­le­git­ti­mi­tà del li­cen­zia­men­to di­sci­pli­na­re de­ri­van­te da­gli esi­ti di un ac­cer­ta­men­to, sen­za il ri­spet­to del­le ga­ran­zie pre­vi­ste dal­lo Sta­tu­to dei la­vo­ra­to­ri, me­dian­te il tes­se­ri­no per­so­na­le

Costozero - - Sommario - di L. De Va­le­ri

La vi­cen­da in que­stio­ne trae­va ori­gi­ne da una de­ci­sio­ne del Tri­bu­na­le di Na­po­li che, sei an­ni fa cir­ca, ave­va ac­col­to la do­man­da di un la­vo­ra­to­re che ave­va su­bi­to un li­cen­zia­men­to di­sci­pli­na­re dal suo ex da­to­re, una so­cie­tà per azio­ni di ri­lie­vo na­zio­na­le. Il giu­di­ce par­te­no­peo ave­va di con­se­guen­za di­spo­sto la rein­te­gra e con­dan­na del­la so­cie­tà al ri­sar­ci­men­to del dan­no ex art. 18 L. n. 300/1970. La so­cie­tà ri­cor­re­va al­la Cor­te di Ap­pel­lo di Na­po­li che pe­rò con­fer­ma­va l'esi­to del pri­mo gra­do del giu­di­zio, con­fer­man­do la te­si per cui in azien­da l'uso del tes­se­ri­no per­so­na­le si era tra­mu­ta­to in un controllo il­le­git­ti­mo del la­vo­ra­to­re poi li­cen­zia­to.La con­tro­ver­sia ap­pro­da­va in­fi­ne in Cas­sa­zio­ne e ve­ni­va de­ci­sa dal­la se­zio­ne la­vo­ro con la sen­ten­za 22 mar­zo-14 lu­glio 2017 n. 17531 il cui prin­ci­pio di se­gui­to esa­mi­na­to ap­pa­re di evi­den­te in­te­res­se sia per quan­ti con­du­co­no un'azien­da, sia per i di­pen­den­ti quan­do vie­ne in­tro­dot­to il controllo del­le pre­sen­ze me­dian­te il co­sid­det­to “bad­ge (di­stin­ti­vo)” a ra­dio fre­quen­za. Nel­la for­mu­la­zio­ne ori­gi­na­ria an­te Jobs Act, l'ar­ti­co­lo 4 del­lo Sta­tu­to dei la­vo­ra­to­ri al com­ma 1 sta­bi­li­va un di­vie­to as­so­lu­to di uti­liz­zo di im­pian­ti au­dio­vi­si­vi e di altre ap­pa­rec­chia­tu­re per fi­na­li­tà di controllo a di­stan­za dell'at­ti­vi­tà dei la­vo­ra­to­ri. Al se­con­do com­ma era pre­vi­sto per l'uso di ap­pa­rec­chia­tu­re di controllo “che sia­no ri­chie­sti da esi­gen­ze or­ga­niz­za­ti­ve e pro­dut­ti­ve ov­ve­ro dal­la si­cu­rez­za del la­vo­ro, ma dai qua­li de­ri­vi an­che la pos­si­bi­li­tà di controllo a di­stan­za dell’at­ti­vi­tà dei la­vo­ra­to­ri” l'ac­cor­do pre­ven­ti­vo con le Rap­pre­sen­tan­ze Sin­da­ca­li pre­sen­ti in Azien­da o, in ca­so di man­ca­to ac­cor­do, l'au­to­riz­za­zio­ne del­la Di­re­zio­ne ter­ri­to­ria­le del La­vo­ro. Va pre­mes­so che il controllo de­gli ora­ri di in­gres­so e di usci­ta dei la­vo­ra­to­ri non è fi­na­liz­za­to a con­trol­la­re a di­stan­za l'ese­cu­zio­ne del­la pre­sta­zio­ne la­vo­ra­ti­va, ma ha lo sco­po di ve­ri­fi­ca­re la pre­sen­za o as­sen­za sul luo­go di la­vo­ro. La ri­le­va­zio­ne dei da­ti di en­tra­ta e usci­ta dall'azien­da me­dian­te un'ap­pa­rec­chia­tu­ra di controllo pre­di­spo­sta dal da­to­re di la­vo­ro che sia uti­liz­za­bi­le an­che in fun­zio­ne di controllo dell'os­ser­van­za dei do­ve­ri di di­li­gen­za ov­ve­ro il ri­spet­to dell'ora­rio di la­vo­ro e la cor­ret­tez­za dell'ese­cu­zio­ne del­la pre­sta­zio­ne la­vo­ra­ti­va, che non sia con­cor­da­ta con le rap­pre­sen­tan­ze sin­da­ca­li, né au­to­riz­za­ta dall'ispet­to­ra­to del la­vo­ro, evi­den­za la Cor­te, “si ri­sol­ve in un controllo sull’ora­rio di la­vo­ro e in un ac­cer­ta­men­to sul quan­tum del­la pre­sta­zio­ne,

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