Co­me un gio­va­ne uo­mo

Costozero - - Sommario - di Car­lo Ca­rab­ba

a cu­ra di R. Ve­ne­ran­do

Co­me un gio­va­ne uo­mo, il me­moir di Car­lo Ca­rab­ba can­di­da­to al Pre­mio Stre­ga 2018 è un'in­ten­sa ri­fles­sio­ne sul do­lo­re che accompagna il passaggio all'età adul­ta. Sono due le coin­ci­den­ze da cui muo­ve la sto­ria. Quel­la tra la ca­du­ta del­la ne­ve su Roma, do­po più di vent'an­ni di at­te­sa, e la sco­per­ta che una gio­va­ne don­na, Ma­scia, è in co­ma. E quel­la tra il fu­ne­ra­le di Ma­scia, una de­ci­na di gior­ni più tar­di, e la fir­ma di un contratto di la­vo­ro. Se la pri­ma ne­ve del­la vi­ta del pro­ta­go­ni­sta di que­sta sto­ria, sce­sa sulla sua cit­tà quan­do era bam­bi­no, ave­va por­ta­to con sé l'in­can­to, la se­con­da ha por­ta­to un in­ci­den­te. Ma­scia, l'ami­ca de­gli an­ni del li­ceo, è sci­vo­la­ta col mo­to­ri­no là do­ve la ne­ve è ca­du­ta e si è sciol­ta. Que­sta se­con­da ne­ve tan­to de­si­de­ra­ta, co­me se col bian­co po­tes­se­ro tor­na­re i gio­chi e le me­ra­vi­glie dell'in­fan­zia, in­ve­ce di re­sti­tui­re il pas­sa­to si por­ta via un pez­zo di fu­tu­ro. Co­strui­to co­me un la­bi­rin­to che ri­pro­du­ce lo smar­ri­men­to di fron­te al do­lo­re, o co­me un vi­deo­gio­co che muo­ve nello spa­zio an­co­ra sco­no­sciu­to e pe­ri­co­lo­so dell'età adul­ta, il ro­man­zo se­gue i pen­sie­ri del pro­ta­go­ni­sta, e di chi leg­ge, in­tor­no alla per­di­ta di quel­li che si ama­no e si fer­ma sul li­mi­te dell'amo­re uma­no che è quel­lo, in­sop­por­ta­bi­le, di non po­ter­ne im­pe­di­re la mor­te. Con una lin­gua che ana­liz­za, im­ma­gi­na e ri­flet­te, Car­lo Ca­rab­ba me­di­ta sul ca­so e il de­sti­no, il lut­to e la cre­sci­ta, e rac­con­ta quan­do finisce la gio­vi­nez­za, per­ché si di­ven­ta adul­ti, e co­me re­stia­mo vi­vi, no­no­stan­te il do­lo­re no­stro, e so­prat­tut­to, no­no­stan­te il do­lo­re de­gli altri.

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