Il Fatto Quotidiano

“Il Papa ha protetto il prete che abusò di me a 7 anni”

Julieta Añazco: “Ho spedito una lettera in Vaticano. L’hanno ricevuta ma nessuna risposta”

- » DOLORES ÁLVAREZ E MADDALENA OLIVA

Non era usuale che un prete fosse denunciato per pedofilia. Il caso era pubblico. E il Papa era allora arcivescov­o a Buenos Aires Padre Giménez indossa ancora l’abito talare. Per la Chiesa è colpevole, ma si trova in una struttura in cui è a contatto con minori

DaBuenos Aires Per la prima volta parla la donna vittima di violenze da parte del prete argentino Ricardo Giménez, e accusa Bergoglio

Èun racconto che inizia passeggian­do vicino a una chiesa di La Plata, provincia di Buenos Aires, Argentina. È lì che nel 2011 Julieta Añazco, 46 anni, ha avuto all’improvviso un brivido. E un ricordo sepolto non è più rimasto al suo posto.

Julieta Añazco, cosa è successo?

Mi ritrovai di fronte alla basilica Sagrado Corazón de Jesús, a La Plata, la mia città. Una chiesa famosa per organizzar­e campeggi tra i bambini della parrocchia. E famosa perché lì c’era un prete, Ricardo Giménez, denunciato per aver abusato di minori. Non avevo associato... Quel prete aveva violentato anche me. Ma era come se l’avessi messo in fondo a un cassetto della memoria. Dopo due anni da quella passeggiat­a, nacque mio nipote. Cominciai a sentire una paura folle, inspiegabi­le. E ho iniziato a ricordare.

Cosa fece?

Cercai su Internet, scoprii altre vittime. Ho cominciato a rivivere tutto: nel campeggio, lui che diceva che quello che succedeva al momento della confession­e non doveva essere raccontato, altrimenti saremmo andate all’ inferno. Non lo raccontai a nessuno. E così le mie amichette dell’epoca.

Quando ha smesso di rimuovere?

A 18 anni l’ho raccontato per la prima volta, e poi è come se non fossi stata in grado di vederlo fino a cinque anni fa. E cosa ha fatto dopo aver realizzato?

Ho contattato avvocati per capire se potessi fare una denuncia. Dicevano che il reato, dopo 30 anni, era prescritto. Poi è iniziato questo lungo cammino di denunce e lotta. Grazie ai social ho potuto contare su una catena umana di “investigat­ori”. Ho scoperto così il suo nome. Con un gruppo di donne di La Plata e un collettivo di donne vittime di abusi di Neuquén abbiamo organizzat­o una protesta pubblica di fronte alla chiesa in cui Giménez faceva messa, e un’altra di fronte alla sua abitazione. Un giorno sono andata a messa, e ho riconosciu­to la sua voce: era lui.

E cosa ha fatto a quel punto?

L’ho avuto di fronte a me e non ho detto una parola.

Quante persone abusate da padre Giménez ha rintraccia­to?

Più di 50.

Avete avuto giustizia?

A carico di Giménez c’erano altre due denunce precedenti alla mia, una dell’86 e una del ’95: archiviate. A luglio scorso due nuove vittime l’hanno denunciato.

Lui adesso dov’è?

L’ar c i ve s c ov o di La Plata l’ha mandato in una casa per anziani che dipende della Chiesa. Dopo le denunce, il Vaticano l’ha dichiarato colpevole e la “giusta pena” stabilita dal processo ecclesiast­ico è stata dieci anni di orazione, e penitenza in questa casa per anziani. Lui non celebra messa, ma affianca il sacerdote che lo fa. Porta ancora l’abito talare. E continua a essere in contatto con minori. Qual è stato il ruolo di Papa Bergoglio?

Ho mandato una lettera personale alla Segreteria del Vaticano a dicembre 2013. So per certo che è arrivata a destinazio­ne, conservo la ricevuta di ritorno col timbro vaticano. Cosa scriveva in questa lettera?

Raccontavo al Papa del nostro gruppo: allora 19 donne, abusate da Giménez. Molte di noi sono in terapia da anni, alcune si sono suicidate, altre sono diventate dipendenti da alcol, droghe. Denunciavo che Giménez era ancora a contatto con minori. Era una richiesta di fare qualcosa perché la storia non si ripetesse.

Ha ricevuto risposte? Nessuna. Ma pochi mesi dopo ho ricevuto un invito in Vaticano attraverso un’amica di Eduardo Valdés, l’allora ambasciato­re argentino presso la Santa sede. Tramite lei, Valdés ci assicurò in via informale che il Papa ci avrebbe ricevuto. Ma tra noi in tanti avevano già cercato di contattare Bergoglio quando era arcivescov­o a Buenos Aires. Lui si era sempre negato. E molti degli abusati non hanno dimenticat­o.

E poi?

In quell’incontro avuto con l’amica di Valdés, lei specificò che il Papa non voleva che partecipas­sero alla delegazion­e per Roma né le vittime di padre Julio Grassi né quelle del sacerdote Rubén Pardo. E questo, per la nostra “Rete di sopravviss­uti agli abusi ecclesiast­ici” era inaccettab­ile. Bergoglio poteva non sapere degli abusi di Giménez? No. Ricardo Giménez è stato prete in due chiese della città di Buenos Aires. Negli anni ‘60, era alla Chiesa Santa Lucía di Barracas e, dopo le proteste dei genitori, venne trasferito alla Chiesa Santa Clara nel quartiere Flores, dove viveva Bergoglio. I due sono quasi coetanei. Anche a Flores, dopo nuove proteste, Giménez venne mandato via. Bergoglio sapeva.

Sta dicendo che il Papa, allora arcivescov­o di Buenos Aires, ha coperto abusi di preti in Argentina, da padre Giménez a Don Corradi?

Io ne sono convinta. A quell’epoca, non era così comune denunciare pubblicame­nte un prete per pedofilia. In più, io gli ho indirizzat­o la lettera e i legali della nostra rete di abusati sono venuti a Roma per consegnare le nostre denunce. Lui sapeva tutto, e non ha mai fatto niente.

Lei è ancora credente?

No.

Si può rimarginar­e una ferita così?

È uno stigma che ci porteremo indietro per tutta la vita. Ognuno di noi dovrà imparare a conviverci, cercando di non suicidarsi, di non farsi del male, di capire che non abbiamo avuto alcuna colpa: eravamo piccoli e la colpa è dell’altro, solo dell’altro.

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Il Vaticano tace Julieta Añazco e Jorge Mario Bergoglio
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