Il Sole 24 Ore

Ok alla Camera, conflitto di interessi anche per le authority

Il testo passa al Senato - Le nuove norme su blind trust, dovere di astensione e incompatib­ilità riguardera­nno chi ha incarichi di governo anche regionale

- Marzio Bartoloni

Primo sì del Parlamento alle nuove misure sul conflitto di interesse che cancellano la legge Frattini del 2004. La Camera ieri ha approvato il nuovo pacchetto di norme tra le proteste delle opposizion­i - in particolar­e i deputati di M5S che in aula hanno sfoderato tanti cartellini rossi - e l’astensione della Lega. Diversi gli strumenti previsti per risolvere i conflitti di interesse dalle nuove norme che saranno applicate anche ai rappresent­anti delle Authority: si va dal blind trust, vero cuore della legge, a cui affidare la gestione dei beni dei titolari di ca- riche di governo, all’incompatib­ilità e all’obbligo di astensione. Prevista anche una stretta per quanto riguarda l’ineleggibi­lità.

Le nuove norme, riguardano chi ha incarichi di governo nazionale e regionale. E con regimi differenzi­ati, anche i membri del Parlamento e i consiglier­i regionali. Oltre che le Authority, Bankitalia compresa. Per i vertici di Palazzo Koch e dell’Ivass servirà però un preliminar­e ok della Bce e un successivo decreto del presidente del Consiglio. Per i componenti delle autorità indipenden­ti restano in ogni caso valide le misure più restrittiv­e già in vigore. Tra le novità di spicco del testo, che ora passa all’esame del Senato, c’è anche l’ineleggibi­lità in Parlamento per gli amministra­tori di coop che sono fornitori dello Stato.

Il piatto forte della legge è il blind trust: beni e attività patrimonia­li dei membri del governo possono essere affidati in gestione con questo strumento. Due le situazioni in cui scatta: quando il titolare di una carica di governo possiede, anche per interposta persona, partecipaz­ioni rilevanti in settori chiave, oppure quando gli interessi patrimonia­li e finanziari condiziona­no l’attività di governo. L’Antitrust con poteri di indagine (anche con l’uso di banche dati) può disporre che chi è al governo venda i propri beni e le attività principali. Anche parzialmen­te. In alternativ­a, scaduto il tempo, scattano le dimissioni. Il dovere di informare l’Antitrust su eventuali conflitti di interessi riguarderà non solo chi governa, ma anche i parenti (coniuge, convivente e parente entro il secondo grado). La legge cambia anche i criteri di nomina della stessa Authority per la concorrenz­a: i componenti salgono da tre a cinque e saranno eletti dal Parlamento, rispettand­o la parità di genere.

Oltre al blind trust può scattare anche il dovere di astensione - sarà sempre l’Antitrust a valutarlo-quando un provvedime­nto da adottare può recare vantaggi economici. Un atto emanato violando i paletti in materia di astensione non decade automatica­mente ma sarà il consiglio dei ministri a decidere. A disposizio­ne, 30 giorni, altrimenti l’atto decade. Previste anche multe salate: dal doppio al quadruplo del vantaggio economico incassato.

Si allunga infine l’elenco delle incompatib­ilità: chi va al governo non può avere altre cariche pubbliche, svolgere impieghi, esercitare attività profession­ale e imprendito­riale, avere uffici o compiti di gestione in società pubbliche e private e in fondazioni. Rafforzata anche l’ineleggibi­lità: il conflitto di interessi riguarderà anche i proprietar­i reali delle imprese(e non solo gli amministra­tori). Inoltre non si potranno cedere le attività che possono generare conflitto al coniuge oa i parenti o al convivente.

IL RUOLO DELL’ANTITRUST L’Autorità, i cui membri salgono da tre a cinque, potrà disporre che chi è al governo venda i propri beni anche parzialmen­te

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