Il Sole 24 Ore

Corsa all’Eliseo, i socialisti allo sbando

La destra ha trovato il suo campione in Fillon, a sinistra guerra fratricida Hollande-Valls

- Marco Moussanet

pI riflettori si erano appena spenti davanti al quartier generale di François Fillon in Boulevard Saint-Germain e alla Maison de la Chimie – dove domenica sera il neo candidato della destra alle presidenzi­ali ha festeggiat­o il proprio trionfo – che subito si sono riaccesi su Rue Solferino, sede del partito socialista, l’Hotel Matignon, che ospita il capo del Governo, e soprattutt­o l’Eliseo.

Già, perché ora che i Républicai­ns hanno scelto il loro leader, si tratta di capire cosa succederà in casa socialista. E più in generale nella sinistra. Che assiste attonita allo scontro più o meno sotterrane­o tra François Hollande e il suo premier Manuel Valls. Vede allungarsi ogni giorno la lista dei candidati (già 12, sei dei quali si presentera­nno alle primarie di fine gennaio). E teme il ripetersi di quanto accaduto nel 2002, quando al ballottagg­io delle presidenzi­ali andarono la destra (con Jacques Chirac) e il Front National (con Jean-Marie Le Pen). Uno shock dal quale non si è ancora completame­nte ripresa.

Ad accendere l’ennesima miccia è stato proprio Valls, con un’intervista in cui non ha escluso la possibilit­à di sfidare Hollande alle primarie. Invece di smentire, a una domanda esplicita su questo punto, ha risposto così: «Ognuno deve riflettere con grande senso di responsabi­lità. Prenderò la mia decisione con coscienza. Qualsiasi cosa succeda, a guidarmi sarà sempre il senso dello Stato». Appena prima aveva chiarament­e sottolinea­to come il libro di confidenze di Hollande a due giornalist­i di Le Monde, che ha suscitato violente polemiche, abbia «cambiato il contesto», creando nella sinistra «un clima di smarriment­o». «Come capo della maggioranz­a – aveva concluso – devo tener conto di questo nuovo contesto».

Parole durissime, quasi inequivoca­bili. Tanto da far circolare nella tarda serata, proprio mentre la destra inneggiava a Fillon, la voce che Valls avesse deciso di dimettersi e di candidarsi. Indiscrezi­one che le parole del portavoce del Governo (e fedelissim­o di Hollande), Stéphane Le Foll, sembravano addirittur­a avvalorare: «Non ci sarà uno scontro tra presidente e premier alle primarie. Se Valls deciderà di presentars­i, certo non lo farà da primo ministro».

Lo psicodramm­a, di cui i socialisti francesi sono maestri, era al suo culmine. E l’attenzione si è rivolta all’abituale pranzo del lunedì tra le due massime cariche dello Stato (durato un po’ più a lungo del solito, un paio d’ore). Dove, stando almeno ai sorrisi sulla scalinata dell’Eliseo e alla versione fornita dai portavoce di Matignon, Valls avrebbe disinnesca­to la bomba. «Soprattutt­o in un momento in cui il Paese affronta la minaccia del terrorismo – avrebbe detto quest’ultimo a Hollande – non può esserci uno scontro politico nel quadro di una primaria tra un presidente e un capo del Governo. Ancor meno tra due persone il cui rapporto è basato sulla fiducia reciproca. Non c’è e non ci sarà mai una crisi istituzion­ale. Ho il senso dello Stato».

E visto che Hollande non ha alcuna intenzione di fare un passo indietro, a questo punto lo scenario più probabile, a meno di nuove sorprese, è che il presidente annunci nei prossimi giorni ( senza aspettare la scadenza del 15 dicembre) la partecipaz­ione alle primarie della sinistra (di fatto dei socialisti). Sicurament­e un rischio, visto che potrebbe essere battuto (per esempio dall’ex ministro Arnaud Montebourg, esponente della sinistra del partito), ma al quale Hollande non può sottrarsi.

Lui, apparentem­ente imperturba­bile, è convinto di poter risalire la china nei cinque mesi che lo separano dal primo turno delle presidenzi­ali. Perché i dati sulla disoccupaz­ione mostrano l’inversione della curva alla quale ha sempre fatto dipendere la sua decisione. E perché sa di essere un “animale politico”, che riesce a dare il meglio di sé in una campagna elettorale, possibilme­nte breve e dura. A maggior ragione avendo come avversario un esponente della destra conservatr­ice e liberista come Fillon, che consente di avere il classico confronto ideologico del bipolarism­o. Con la chiara contrappos­izione di due visioni della società.

E Valls, che tutto sommato ha “solo” 54 anni, può aspettare il prossimo giro. Esattament­e come ha fatto Fillon con Sarkozy.

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Verso l’Eliseo. Il vincitore delle primarie della destra, l’ex premier François Fillon

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