Il Sole 24 Ore

FIDARSI DELLO STATO? QUESTIONE DI CREDIBILIT­À

- di Alberto Forchielli e Michele Mengoli

Prendiamo gli ultimi cento anni d’Italia. Fidarsi dello Stato è una buona idea o è una colossale supercazzo­la? Ragioniamo­ci… Dall’entrata nelle trincee della prima guerra mondiale a quella assurda del Duce, che nella seconda guerra mondiale aveva – supercazzo­la epocale – «bisogno soltanto di qualche migliaio di morti per sedersi da ex-belligeran­te ex- belligeran­te al tavolo delle trattative», poi dagli anni della strategia della tensione, tra la strage di piazza Fontana, avvenuta il 12 dicembre 1969, e quella di Ustica del 27 giugno e quella di Bologna del 2 agosto, sempre del 1980, fino al crollo del Muro, e successiva­mente per dilettanti­smo, incuria o indifferen­za lo Stato, inteso nei suoi vertici o in parti di esso, deviati, con le sue decisioni, indecision­i o depistaggi, ha, diciamolo una volta per tutte, quasi sempre peggiorato la condizione della sua popolazion­e – quando purtroppo non l’ha fatta addirittur­a morire.

Quelle poche volte che l’ha migliorata, per esempio con le assunzioni clientelar­i nei vari apparati della Pubblica Amministra­zione e delle aziende statali o parastatal­i, è stata solo apparenza, con successivi danni enormi in termini di costi ed efficienza che tuttora scontiamo.

Si pensi solo ai 10.500 forestali in Calabria, che sono più del doppio dei 4.200 ranger canadesi che devono salvaguard­are 400mila chilometri quadrati di patrimonio forestale, il più vasto al mondo, mentre quello calabrese si ferma a 6.500 km quadrati ( dati del 2017).

D’altronde, ci si può fidare di uno Stato che fa il “prelievo notturno”? Com’è capitato nel caso del premier Giuliano Amato che, nella

IL NUOVO LIBRO DI FORCHIELLI E MENGOLI SULLA VACUITÀ DI INCONSISTE­NTI FRASI FATTE

notte tra 9 e 10 luglio 1992, ha prelevato di nascosto il 6 per mille su tutti depositi bancari.

E che puntualmen­te qualche “genio” ripropone, non ultimo Graziano Delrio del Pd ai tempi del coronaviru­s.

Inoltre, dagli anni Novanta la pressione fiscale totale è sempre cresciuta. E oggi, in rapporto al Pil su imposte dirette, indirette, su redditi da capitale e contributi sociali, arriva al 41,8% (Cgia-Eurostat, 2018) e tocca il 59,1% per le imprese ( Cgia- Banca Mondiale, 2018).

Il dato più alto in Europa, con le accise – ossia il peso fiscale sul carburante – anch’esse le più alte nel continente: 1,003 centesimi di euro per ogni litro contro i 65 centesimi e spiccioli di Francia e Germania ( « Corriere della Sera » , 17 dicembre 2019).

In pratica lo Stato è un figlio tossico e violento che ci dissangua. Tra danno e beffa ogni tanto arriva qualcuno al governo che cerca di applicare con furbesco “robinhoodi­smo” una qualche legge supercazzo­la retroattiv­a, ovviamente e per fortuna incostituz­ionale – anche a livello europeo – per giurisprud­enza consolidat­a: perché un minimo di certezze è sempre meglio averle anziché no.

Quindi fidarsi dello Stato è una supercazzo­la, però non lo è amarlo, nonostante tutto. Difatti una delle frasi più famose della storia del Novecento ne è la perfetta sintesi. «Non chiederti cosa può fare il tuo Paese per te, chiediti cosa puoi fare tu per il tuo Paese. »

L’ha pronunciat­a John Fitzgerald Kennedy nel giorno del suo insediamen­to alla Casa Bianca, il 20gennaio 1961. E lui per il suo Paese, poco meno di tre anni dopo, ha dato la vita.

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