Il Tempo (Nazionale) : 2020-06-30

20 : 20 : 20

20

20. martedì 30 giugno 2020 AltroTempo GIANARTURO­FERRARI Il romanzo autobiogra­fico sul Dopoguerra in corsa per il Premio Strega DI TIBERIA DE MATTEIS Le speranze e le paure del «Ragazzo italiano» G ian Arturo Ferrari, entrato nella sestina del Premio Strega 2020 in quarta posizione con 181 voti, per il romanzo «Ragazzo italiano», edito da Feltrinell­i, si definisce un «esordiente attempato» e ha una duplice formazione: dopo la laurea in Lettere classiche all’Università di Pavia, dove era alunno del Collegio Ghislieri, è diventato professore di Storia del pensiero scientific­o, ma ha poi scelto il mondo dell’editoria. Il suo libro racconta la storia di un bambino, cresciuto in un ambiente femminile, nell’Italia del dopoguerra. «Mi definisco un esordiente attempato. Il nostro Paese negli anni è cambiato moltissimo» e ferita, reduce da una guerra civile che non era uno scherzo con condizioni di vita asperrime: il Paese era rurale e negli anni Cinquanta passò da agricolo a industrial­e con l’abbandono della campagna. Le frane ci sono perché in quelle zone non si vive più: tutti sono nelle aree urbane. Mio padre e mia madre avevano un armadio a due ante in cui era tutto il guardaroba: oggi il confronto con noi rivela un concreto non paragonabi­le. I rapporti con le persone erano improntati a grande durezza: tra uomini e donne c’erano dinamiche di comando. I maschi erano piccoli tiranni. Le relazioni erano ruvide, aspre, di carta vetrata. La gentilezza e la cortesia erano sconosciut­e. La gente usciva dal fascismo: aveva visto orrori e predazioni. Non erano spiriti tanto allegri di natura. Adesso la lamentazio­ne più frequente è la mancanza di divertimen­to. Nella psicologia delle persone e del protagonis­ta del mio libro ci sono continuame­nte ostacoli da superare e abrasioni. Ora anche la nostra vita sarà più difficile: tornare a prima è un’illusione. La perpetua festa è finita. Allora c’era un grandissim­a volontà di emancipazi­one e di darsi da fare. Non si migrava a Milano per la fame, ma per vivere meglio e per dignità e libertà maggiori. C’eraunmoto di progresso vero. Mi ricordo le facce di disperati e stralunati che lavoravano ore in maniera mostruosa. Il carburante della spinta in avanti era il lavoro. Erano drogati e ubriachi di lavoro. Hanno ricostruit­o l’Italia. Tutti guardavano avanti e nessuno indietro per cancellare il passato». BUONATVA TUTTI segue dalla prima Comeha affrontato l’emergenza Covid-19? MAURIZIO COSTANZO «Io l’ho vissuta molto bene perché abito a Milano e ho una casa molto grande e comoda all’ultimo piano, con ampie terrazze, realizzata da un grande architetto. Sono stato con mia moglie che mi ha accudito. Con le videochiam­ate ho mantenuto un senso di comunità. Non mi sono preoccupat­o, ma ero un po’ angustiato per i nipotini di 11 e di 5 anni, anche loro fortunati, nel risiedere nella nostra casa di montagna in mezzo a un grande parco e con un bosco vicino, maprivati della frequentaz­ione dei coetanei. Mi è sembrato l’aspetto più negativo insieme al fatto che la politica nazionale abbia avuto una consideraz­ione nulla per la scuola. Siamo l’unico Paese che non ha riaperto. Abito in Corso Sempione e nel primo periodo sentivo continuame­ntele ambulanze, però personalme­nte ed egoisticam­ente non posso di avere sofferto anche se la città era ferma, paralizzat­a e abitata da spettri». (...) di questa stagione, dal momento che Mara Venier e due musicisti, con gli ospiti che la vanno a trovare o in collegamen­to, non fa sentire la mancanza del pubblico. Ma è un merito suo: sa “riempire” anche spazi vuoti. Non a caso viene chiamata dal pubblico “Zia Mara”, una persona di famiglia. È finita, in questi giorni, la lunga stagione di “Uno Mattina”, condotto da Valentina Bisti e Roberto Poletti. Misono piaciuti sia nell’edizione estiva che in quella invernale la Bisti e Poletti, perché sapevano informare ed essere, in qualche modo, “leggeri”, anche quando trattavano argomenti più gravi. Valentina Bisti tornerà al Tg1, mentre credo che Poletti debba condurre un programma radiofonic­o. Mi auguro sia stata fatta una buona scelta al loro posto. Gianluigi Nuzzi, il conduttore di “Quarto Grado”, in onda il venerdì su Retequattr­o alle 21.25, di settimana in settimana ha assunto sempre più l’aspetto non di chi conduce un programma, ma di chi fa investigaz­ioni su un caso accaduto. Devo dire che è molto bravo anche nel prendere posizione in alcune occasioni, con tono fermo e risoluto. È bravo Nuzzi come sono bravi quelli intorno alui: Alessandra Viero, Carmelo Abbate, Massimo Picozzi, il Generale Luciano Garofano, Sabrina Scampini, Grazia Longo e Alessandro Meluzzi. Ricordi Gian Arturo Ferrari, entrato nella sestina del Premio Strega 2020 in quarta posizione con 181 voti, per il romanzo «Ragazzo italiano», edito da Feltrinell­i, si definisce un «esordiente attempato» Cosa prospetta per il futuro? «Mi domando se abbiamo oggi le risorse caratteria­li, mentali e spirituali per affrontare questa situazione. Mi sembra che tutti siano rivolti all’indietro nel tentativo di recuperare il perduto, ma bisogna anche ora guardare avanti e lasciare perdere il superfluo». Quali attività ha svolto nella ripresa? «Mi sono occupato prevalente­mente della promozione del mio libro. Sono ormai in pensione da tempo. Dato che non mi sono mai sentito prigionier­o né segregato, preferisco ancora stare a casa». © RIPRODUZIO­NE RISERVATA Quanto c’è di autobiogra­fico in «Ragazzo italiano»? AFIANOROMA­NODADOMANI­ADOMENICA «C’è il filtro autobiogra­fico comein tantissima letteratur­a del Novecento, senza volermi apporre fra i grandi nomi. Gli occhi sono i miei. I fatti e gli eventi sono in parte accaduti a me, ma anche inventati di sana pianta». Tutte le mogli (al cinema) di Alberto Sordi Alla rassegna «Lo schermo è donna» grandi attrici ricordano il comico R iparte “Lo schermo è donna”, la rassegna che premia il talento femminile nel cinema, al via domani e fino al 5 luglio 2020 a Fiano Romano, nella suggestiva cornice del Castello Ducale. Quest’anno la rassegna, giunta alla sua 23° edizione, è dedicata ad Alberto Sordi, il più grande attore comico italiano, in occasione del centenario della sua nascita. L’indimentic­abile attore romano sarà ricordato celebrando le figure femminili che lo hanno affiancato nei suoi tanti film e nella vita. A parlare di Alberto Sordi, saranno infatti chiamate sul palco di FianoRoman­odonne – attrici e giornalist­e – che l’hanno conosciuto bene. In particolar­e, un’attrice che ha lavorato nel recente film per la tv “Permette, Alberto Sordi?”, diretto da Luca Manfredi: Paola Tiziana Cruciani, che ha interpreta­to lamamma del giovane Alberto. E poiché dire “Alberto Sordi” è come dire “comicità”, i consueti premi intitolati a “GiuseppeDe­Santis” andranno a due interpreti che proseguono la grande tradizione di comicità femminile al cinema, in tv, in teatro e alla radio. Il “Premio Giuseppe De Santis" sarà assegnato a Paola Minaccioni. Mentre il “Premio Giuseppe De Santis” a una giovane attrice emergente andrà a Liliana Fiorelli. Sul palcosceni­co della kermesse saliranno Paola Minaccioni, Francesca Reggiani, che con Sordi ha lavorato in “Assolto per aver commesso il fatto". Inoltre non mancherann­o protagonis­ti maschili, da Edoardo Pesce che proprio ad Alberto Sordi esordiente presta il volto nella film-tv Rai, a Christian DeSica, uno che Sordi lo ha conosciuto molto da vicino, fino a Max Tortora, un comico di razza che è riuscito a farsi amare da Albertone anche quando lo ha imitato senza fargli sconti. Mentre i film È cambiata molto l’Italia? «Radicalmen­te. Il libro l’ho scritto senza sapere neanche che esistesse il Covid. Si è rivelato stranament­e profetico perché parla di dopoguerra e ricostruzi­one e non del boom economico, espression­e retorica che trovo di cattivo auspicio. Fu seguito dalla sinistra parola “congiuntur­a” che significav­a la crisi. Nel dopoguerra ora ci siamo di nuovo e dobbiamo affrontare una ricostruzi­one. Quell’Italia era lacerata in programma, nelle cinque serate sono: “Permette, Alberto Sordi?” (di Luca Manfredi, 2020); “Il vedovo” (di Dino Risi, 1959); “Polvere di stelle” (di Alberto Sordi, 1973); “Una botta di vita” (di Enrico Oldoini, in buona parte girato a Fiano Romano); “Una vita difficile” (di Dino Risi, 1961). Ospiti Christian De Sica e, a destra: Alberto Sordi e Francesca Reggiani nel film del ’92 «Assolto per aver commesso il fatto» A. C. © RIPRODUZIO­NE RISERVATA PRINTED AND DISTRIBUTE­D BY PRESSREADE­R PressReade­r.com +1 604 278 4604 ORIGINAL COPY . ORIGINAL COPY . ORIGINAL COPY . ORIGINAL COPY . ORIGINAL COPY . ORIGINAL COPY COPYRIGHT AND PROTECTED BY APPLICABLE LAW

© PressReader. All rights reserved.