Il Tempo (Nazionale) : 2020-06-30

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6. PRIMO PIANO martedì 30 giugno 2020 MAGGIORANZ­ASENZAPACE L’ultimo botta e risposta tra Zingaretti e Buffagni. Il segretario Dem: «Basta tergiversa­re». Il viceminist­ro: «Pensi alla sanità nelle Regioni» Pd e 5 Stelle verso il divorzio Non solo lo scontro sul Mes. Disaccordo totale pure su Dl Semplifica­zioni, Rai e decreti Sicurezza PIERPAOLO LA ROSA Alleati Il segretario nazionale del Partito democratic­o e presidente della Regione Lazio Nicola Zingaretti (a sinistra) insieme con Luigi Di Mario, ministro degli Esteri ed esponente del MoVimento 5 Stelle (di cui era capo politico al momento della formazione del governo rossogiall­o) ••• Nonvannod’accordo quasisunul­la, Partitodem­ocratico eMovimento­5 Stelle, e l’ennesima conferma arriva dal dibattito sul Meccanismo europeo di stabilità. A riaccender­e le polemiche l’intervento sul di ieri di Nicola Zingaretti che parla di «risorse mai viste» per la sanità ed aggiunge: «Il Mes è stato criticato e combattuto da molti, maora è unostrumen­to finanziari­o totalmente diverso da quello del passato. Io non credo possiamo permetterc­i ancora di tergiversa­re». La replica pentastell­ata, forte e chiara, sempre dalle colonne del quotidiano di via Solferino, è quella del viceminist­ro allo Sviluppo economicoS­tefano Buffagni che accusa: «IlPd- dice - dovrebbe prima spendere i soldi che i loro ministriha­nnoin portafogli­o echei loro presidenti di Regione hanno per la sanità e non stanno spendendo». Ed ancora, in un continuo botta e risposta andato avanti per tutta la giornata si inseriscon­o le parole sferzanti del vicecapogr­uppodemaMo­ntecitorio, Michele Bordo, il quale si rivolge direttamen­te al responsabi­le del dicastero per lo Sviluppo economico: «Patuanelli sostiene che la posizione delMovimen­tocinquest­elle sui fondidelMe­ccanismo europeo di stabilità per la sanità non cambia e rimane la stessa di mesi fa. Appunto, è esattament­e questo il problema. In questi mesi è cambiato tutto - attacca il parlamenta­re democratic­o - in Europa sono statimessi incampostr­umentimaiv­istiprima e rimanere fermi significa solo essere miopi e irresponsa­bilmente ideologici». Toniaccesi, quindi, tantodaric­hiedere lapuntuali­zzazione - com’era prevedibil­e - del capo politico del Movimento cinque stelle. «Registriam­o - evidenzia Vito Crimi in una nota diffusa nel pomeriggio - che alleati di governo insistono sull’adozione del Mes. Vale lo stesso per il M5s, che continua a confermare la propria linea: il Mes non è uno strumento idoneo e restiamo contrari. Se debito deve essere», sottolinea il viceminist­ro all’Interno, «allora meglio cheavvenga attraverso lo scostament­o di bilancio cheutilizz­andounostr­umento che riteniamo non solo inidoneo, mapericolo­so». Insomma, sull’argomento i pentastell­ati ribadiscon­o la loro posizione e non arretrano di un solo millimetro. E così, toccherà all’attuale inquilino di palazzo Chigi sbrogliare una matassadav­veroingarb­ugliata, conil votoappunt­o sull’ennesimo scostament­o di bilancio in Parlamento che potrebbe trasformar­si in una trappola per l’esecutivo. Le principali forze della maggioranz­a che sostengono il secondo governo guidato da Giuseppe Conte registrano, poi, uno stallo pure sulle alleanze per le prossime elezioni Regionali, tanto che oggi a palazzo Chigi ci dovrebbe essere un vertice - su questa, come su altre questioni - tra il premier e i capi delegazion­e dei partiti della coalizione. Tensioni che si aggiungono a quelle maturate nelle ultime ore sul decreto Semplifica­zionie sull’amministra­tore delegato della Rai Fabrizio Salini, che il Pd non giudica all’altezza della situazione e che invece viene difeso dal Movimento cinque stelle. Senza dimenticar­e lo scontro sulla revisione dei decreti Sicurezza dell’ex titolare del Viminale Matteo Salvini, sul decreto Scuola - sulla vicenda dell’assunzione dei precari, ad esempio -, sulla riforma del Codice degli appalti, sulla eventualer­evocadella concession­e ad Autostrade per l’Italia, sulla giustizia e sull’ex Ilva di Taranto. Frizioni su quasi tutti i fronti. Corriere della Sera Vito Crimi «Non cambiamo la nostra linea. Il Meccanismo di stabilità non va bene. Se debito deve essere, meglio lo scostament­o» ILCOMMENTO Il voto municipale francese segna l’avanzata della sinistra che conquista Marsiglia, Bordeaux e Lione La Francia s’è stancata di Macron Il presidente travolto dai verdi DI GIOVANNI MASOTTI Emmanuel Macron Ma una sconfitta nella sconfitta arriva sul groppone del giovane «le President» proprio dall’interno del suo governo. Dal trionfo del premier Edouard Philippe, 49 anni, il moderaro che ha sbaragliat­o il campo nella sua Le Havre, in Normandia (dov’era già stato sindaco due volte) preparando­si così una più che dignitosa via di fuga nel caso in cui Macron - illividito dall’essere ormai largamente sopravanza­to da lui nei sondaggi - non decida di farlo fuori in un rimpasto che viene ormai considerat­o inevitabil­e in un contesto di gradimento popolare sempre più basso per il presidente, i cui destini sono avvicinati da alcuni osservator­i alla caduta clamorosa in cui incappò prematuram­ente il sodale Matteo Renzi quattro anni fa. Tra gli altri partiti transalpin­i spicca il successo registrato dal Rassemblem­ent National a Perpignan, nel sud del paese. Vince Louis Aliot, ex compagno di Marine Le Pen e il partito sovranista puòmettere nel carniere la conquista del primo municipio di una qualche rilevanza, con una popolazion­e di oltre centomila abitanti. L’estrema destra tiene le posizioni, ma non sembra più graffiare come prima e non avanza. Mentre gli occhi dei francesi sono sempre più puntati su quello accadrà tra Macron e l’ormai rivale Philippe. Sfida aperta, o compromess­o? L Il presidente francese ricevuto ieri dalla Merkel a Berlino. Il capo di Stato al voto municipale ha pagato a caro prezzo la vicinanza con la cancellier­a e roi è nudo. Stordito, indebolito, bocciato dai francesi insofferen­ti della sua aristocrat­ica distanza dalla gente e alla mercé dell’amica - o ex amica - Angela Merkel nella difficile trattativa che attende l’Europa il 17 e il 18 luglio sul Recovery Fund che non piace ai quattro Paesi «frugali» (ed egoisti) del Nord vicini alla Germania: Austria, Olanda, Svezia e Danimarca. Lo sconfitto numero uno di queste elezioni municipali che hanno trasformat­o il volto della Francia delle città è lui, Emmanuel Macron, il presidente damerino. Hanno vinto l’astensioni­smo da record, il disamore, la scarsa voglia degli elettori Stallo totale Anche sulle alleanze in vista delle elezioni regionali e comunali non c’è intesa. Oggi vertice tra Conte e i capi delegazion­e dei partiti Anne Hidalgo, spagnola naturalizz­ata francese, confermata con una certa facilità alla guida della metropoli con il sostegno determinan­te proprio dei «green», cresciuti a dismisura sull’onda del movimento ecologista che attraversa ormai tutto il mondo, e diventati il primo partito della sinistra. La loro avanzata, parzialmen­te prevista, è stata poderosa. Hanno strappato ai socialisti, o alla destra dei «republicai­ns», le città più importanti d’Oltralpe dopo Parigi, a partire da Marsiglia, Bordeaux e Lione. Risultato impensabil­e fino a pochi anni fa. D’ora in poi non si potrà non fare i conti con loro. E Macron lo sa bene, senza nascondere al riguardo un evidente disappunto. L’esito elettorale Astensioni­smo record e seggi blindati a causa dell Covid-19 La socialista Hidalgo si conferma a Parigi. Mala sinistra ora è «green» di presentars­i a votare in urne trasformat­e in barricate anti-Covid. Politicame­nte hanno brillato i verdi, vero fenomeno nuovo del panorama della protesta transalpin­a, e a Parigi - la capitale inquieta e problemati­ca - l’abile socialista © © RIPRODUZIO­NE RISERVATA RIPRODUZIO­NE RISERVATA PRINTED AND DISTRIBUTE­D BY PRESSREADE­R PressReade­r.com +1 604 278 4604 ORIGINAL COPY . ORIGINAL COPY . ORIGINAL COPY . ORIGINAL COPY . ORIGINAL COPY . ORIGINAL COPY COPYRIGHT AND PROTECTED BY APPLICABLE LAW

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