Il Tempo (Nazionale) : 2020-11-28

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SPETTACOLI .27 sabato 28 novembre 2020 A bbiamo i nomi dei dieci finalisti che si potranno esibire nella finalissim­a trasmessa in prima serata su Rai1 il prossimo 17 dicembre. Al Teatro del Casinò di Sanremo ne rimarranno sei, ovvero coloro che potranno salire sul palco del "Festival di Sanremo 2021" come Nuove Proposte. A loro si aggiungera­nno altri due artisti provenient­i dalla selezione di "Area Sanremo". I nomi? WrongOnYou con la canzone "Lezioni di Volo", M.E.R.L.O.T. con "Sette volte", Greta Zuccoli con "Ogni cosa sa di te", Le Larve con "Musicaerop­lano", Gaudiano con "Polvere da sparo", I Desideri con "Lo stesso cielo", Avincola con "Goal", Hu con "Occhi Niagara". Sono passati l’altra sera di Daniele Folcarelli, romano classe 1992, in arte Folcast e il già finalista di "X Factor" nel 2016, Davide Shorty. Verso Sanremo Selezionat­i i nomi dei giovani artisti CAR.GUA. RENATOZERO Arriva il Volume Uno della nuova trilogia. E torna l’idea della «città della musica» «Farò Fonopoli anche da solo» «Ho parlato con la Raggi. Mi ha assicurato il suo aiuto DI CARLO ANTINI tolto la libertà. Tra un po’ ci diranno anche come lavarci i denti e quale musica ascoltare». «Andremmo avanti lo stesso. Abbiamo venduto le nostre ricchezze a giapponesi e americani. Adesso dobbiamo insegnare almondoche gli italiani riemergono sempre». S i chiude il cerchio. Renato Zero pubblica il Volume Uno della sua trilogia «Zerosettan­ta». E arrivano altre tredici canzoni inedite che completano i festeggiam­enti per i suoi primi 70 anni. Ma Renato ha ancora un chiodo fisso chiamato Fonopoli. Dopo tanti anni di attesa e lotte, è pronto a mettere mano al portafogli per realizzare il progetto di una vita. Magari in una caserma abbandonat­a. In un Paese così cambiato ci pensa ancora a Fonopoli? «Altro che. Vorrei chiudere la bocca ai politici e farlo anche a mie spese se guadagnerò abbastanza. Manonvogli­o barattare la dignità. Ho chiesto aiuto a tanti e sono passato attraverso vari sindaci. La politica, però, non si occupa più delle vere esigenze. Pensare che Fonopoli avrebbe avuto a disposizio­ne personaggi­comeGigi Proietti e Carla Fracci pronti a diventare direttori artistici». Quali sono stati i problemi che hanno bloccato Fonopoli? C’è stato un momento in cui Fonopoli veniva menzionata in tutte le riunioni ma a noi non spettava mai nulla». Vecchie e nuove idee «I giovani musicisti sono come gladiatori nell’arena. Oggi nelle case discografi­che mancano i direttori musicali che erano come allenatori. Ai giovani manca il rapporto speciale con la famiglia della musica. Lavorare soltanto con Pro Tools è una forma di distacco». Il progetto di Fonopoli nasce negli Anni Novanta da un’idea di Renato Zero: creare un grande centro musicale e non solo per la promozione del talento dei giovani. A sinistra la copertina del nuovo album A Fonopoli accettereb­be anche Nuela, il cantante di «Carote»? Renato Zero, cosa dobbiamo aspettarci dal Volume Uno? «È il capitolo finale ma è anche l’inizio della trilogia. Una sorta di carta d’identità, una vendemmia di quello che ho seminato finora. C’è Renato a 360 gradi: ballate, ironia e canzoni di protesta. Un quadro non nuovo ma molto preciso di quello che sono». «C’è posto per tutti ma vorrei che sul carro portante ci fossero melodia e armonia. Sono convinto che se un rapper venisse a contatto con altri stimoli avrebbe un ventaglio di opzioni molto più ricco. La colpa è della discografi­a che non è più italiana. Vorrei vedere uno di questi rapper in classifica negli Usa o in Inghilterr­a. Quando la discografi­a parlava italiano eravamo più protetti. Altro che musica leggera, non diciamo scemenze. Le nostre canzoni tanto bistrattat­e hanno fatto la guerra e sono diventate classici». E Bruxelles? Ha valutato la possibilit­à di utilizzare fondi europei per Fonopoli? «Per risolvere i nostri problemi non possiamo aspettare Bruxelles. Anche perché, dopo Raffaello e Michelange­lo, noi italiani abbiamo perso credito all’estero. In questi anni ho conosciuto un’Italia sonnolenta, bigotta e inciuciatr­ice che mi ha deluso. Ci sono ombre e anime dannate che inseguono solo il profitto. Se avessi dato retta a questi imprendito­ri, Fonopoli si sarebbe realizzata. Ma la mia faccia su una cosa così non l’avrei messa mai». Nel Volume Uno c’è un brano intitolato «L’Italia si desta?» in cui lei fa una riflession­e amara sul nostro Paese. Non ha più fiducia nella nostra democrazia? Ha provato a coinvolger­e anche la sindaca Raggi? «Ho sempre voluto evitare i compromess­i. Le forze politiche del Comune di Roma ci hanno proposto imprendito­ri che volevano costruire 5 mila metri cubi per Fonopoli e 27 mila metri cubi da destinare a spazi commercial­i. Così il gioco non vale la candela e Fonopoli sarebbe stata una cattedrale nel deserto. Alitalia ci concesse perfino l’area della Magliana al prezzo d’esproprio. «Mi ha telefonato una settimana fa e, parlando di Fonopoli, ha manifestat­o la volontà di aiutarmi. Non ci sono molte risorse da spendere ma si potrebbe utilizzare una caserma in disarmo a Roma o fuori città. Unluogo in disuso sul quale avere una concession­e rinnovabil­e». «La democrazia non è in discussion­e ma mi chiedo se sia effettivam­ente applicata o applicabil­e. La democrazia dev’essere tutelata. Ci vuole un grido della giungla, un cambiament­o individual­e prima che sociale. Il Covid ci ha In «Amara melodia» c’è la constatazi­one diungustom­usicale che si sta perdendo in favore dei plug in. E’ una frecciatin­a ai colleghi più giovani? E se la Raggi non fosse rieletta? © RIPRODUZIO­NE RISERVATA DAL 9DICEMBRES­U NETFLIX BUONATV ATUTTI Elio Germano interpreta l’ingegnere che nel ’68 dichiarò stato indipenden­te una piattaform­a in mezzo all’Adriatico Libertà e follia nell’«Incredibil­e storia dell’isola delle rose» segue dalla prima MAURIZIO COSTANZO (...) La stessa Merlino, da due settimane, è presente anche la domenica, sempre su La7, alle 14.00, con “L’aria di domenica”. Personalme­nte avrei mantenuto lo stesso schema de “L’aria che tira” feriale, anche perché non esistono, tranne “Domenica In” i programmi per la domenica e quelli per il venerdì. Da sempre penso che i programmi o sono fatti bene o non funzionano. Comunque, ripeto, la Merlino è brava e confermal’intelligen­te scelta dei personaggi che operano su La7, da Lilli Gruber a Massimo Giletti, da Giovanni Floris a Tiziana Panella, per non dire di Enrico Mentana. Hosicurame­nte saltato qualcuno. Mi dispiaccio, ma non è voluto. Continuiam­o a parlare di quelli bravi. Cito per l’appunto il geologo Mario Tozzi che ogni sabato alle 21.45 è su Rai Tre con “Sapiens – Un solo pianeta”. Talvolta penso che negli anni, anche quando era ospite dei miei programmi, ho imparato più da Tozzi che da libri specifici che magari ho letto. Segnalo infine un altro buon programma che è su Nove, alle 22.45: “La confession­e”. Acondurre c’è Peter Gomez che fa domande sapendo le domande che fa. Non sempre gli intervista­tori, e mi ripeto, sono totalmente a conoscenza del senso delle domande che fanno. DI GIULIA BIANCONI Leone e del ministro degli Interni Franco Restivo, Leonardo Lidi, Tom Wlaschiha e Violetta Zironi. “Ciò che mi ha colpito è che a quell’epoca si faceva a gara a chi la faceva più strana, rispetto al clima di omologazio­ne di oggi in cui tutti cercano i like - dice Germano - Questo è stato il vero motore per creare il personaggi­o. L'idea di Rosa è stata quella di poter fare una cosa da soli e molto grande”. Ma nella società odierna si può provare ad avere ancora un ideale di libertà, se già a quei tempi era un'utopia? “Parlare di libertà è difficile - risponde l’attore - Oggi è declinata al ribasso, manca la libertà di accedere alle cure, all’istruzione, a delle dimore. Si può parlare di libertà solo quando siamo tutti sullo stesso livello. Bisogna pensare prima al diritto di vita e sopravvive­nza delle persone. La quando voglio”. “Se in quella saga la forza era nella banda, stavolta è nel singolo - spiega il regista, che ha sceneggiat­o il film insieme a Francesca Manieri - Ognuno di noi può essere potentissi­mo. Se il mondo non ti piace, te ne puoi fare uno nuovo”. Sibilia ha conosciuto Rosa, prima della sua morte avvenuta nel 2017. “E’ stato un incontro stupendo - ricorda, mostrando nella conferenza virtuale con la stampa una foto con l'ingegnere nella sua casa bolognese - Mi ha spiegato perché avesse creato quell’isola che non era solo di acciaio e calcestruz­zo”. “Il fascino di Giorgio Rosa fa rendere concreto unpensiero utopistico di libertà - aggiunge Matteo Rovere, qui in veste di produttore con la sua Groenlandi­a, al fianco di Netflix - Questa storia folle, locale ma dal potenziale internazio­nale, si lega bene al cinema di Sydney”. N el 1968, anno della più tumultuosa contestazi­one studentesc­a, un neolaureat­o in ingegneria di Bologna, Giorgio Rosa, fonda al largo di Rimini, in mezzo al mar Adriatico, una piattaform­a artificial­e autodichia­randola stato indipenden­te. Quella micronazio­ne attirerà l’interesse della stampa, trasforman­dosi in un caso internazio­nale e in un problema per il Governo italiano. Afar rivivere la visionaria impresa del sognatore e ribelle Rosa è Elio Germano nella commedia di Sydney Sibilia “L’incredibil­e storia dell’isola delle rose”, dal 9 dicembre su Netflix. Nel cast ci sono anche Matilda De Angelis, Luca Zingaretti e Fabrizio Bentivogli­o, rispettiva­mente nei panni dell'allora presidente del Consiglio Giovanni pandemia ci ha messo in difficoltà persino nel poter sognare. Un film così ci aiuta ad alleggerir­e questo momento”. Sibilia ha scovato la storia di Rosa su Wikipedia, mentre scriveva gli ultimi due capitoli di “Smetto © © RIPRODUZIO­NE RISERVATA RIPRODUZIO­NE RISERVATA PRINTED AND DISTRIBUTE­D BY PRESSREADE­R PressReade­r.com +1 604 278 4604 ORIGINAL COPY . ORIGINAL COPY . ORIGINAL COPY . ORIGINAL COPY . ORIGINAL COPY . ORIGINAL COPY COPYRIGHT AND PROTECTED BY APPLICABLE LAW