Il Tempo (Nazionale) : 2020-11-28

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4. PRIMO PIANO sabato 28 novembre 2020 SCONTROSUL­COMMERCIOO­NLINE Il leghista esulta: «Risposte concrete», ma Rampelli (FdI) non ci crede: «Smonteremo i loro dati». Gasparri: «Non meritano ascolto» Amazon spacca il centrodest­ra Salvini sigla un accordo con il gigante dell’e-commerce con una serie di impegni per il made in Italy DARIO MARTINI Matteo Salvini La Lega ha inoltrato anche una nota in cui sottolinea la coerenza di queste proposte con quanto suggerito nel dl Ristori: il Carroccio ha chiesto aiuti economici per sviluppare siti di e-commerce per negozi di moda e case editrici (con sostegni ad hoc per formare e aggiornare il personale), credito di imposta per chi acquista da aziende italiane, restituzio­ne totale dei costi di spedizione di libri e dischi sostenuti dai commercian­ti. Una volta ottenuta l’approvazio­ne di Salvini, Amazon coglie l’occasione per rivendicar­e il suo impegno in Italia negli ultimi dieci anni: «Più di 5,8 miliardi di euro investiti, creazione di 8.500 posti lavoro consentend­one così l’occupazion­e di oltre 120.000 persone». E a chi fa notare che questo tipo di multinazio­nale paga pochissime tasse, Amazon ricorda che il suo contributo fiscale nel 2019 è stato pari a 234 milioni di euro. Solofumone­gli occhi secondo facendo dilagare nell’opinione pubblica la diffidenza verso il colosso dell’e-commerce e la solidariet­à nei confronti dei commercian­ti. Avremo modo di smontare la validità dei dati diffusi daAmazonsu­ll’occupazion­e punto per punto Giovedì il leader della Lega si è collegato in streaming con Mariangela Marseglia, country manager di Amazon in Italia d.martini@iltempo.it ••• Matteo Salvini sigla un’intesa con Amazon per tutelare i prodotti italiani. Il re dell’e-commerce prende degli impegni concreti per soddisfare le richieste del leader della Lega, come se fosse un rappresent­ante del governo e non il capo del principale partito dell’opposizion­e. Ma il centrodest­ra va in ordine sparso. Dagli alleati arrivano commenti pessimisti. Fratelli d’Italia e Forza Italia non si fidano, pensano sia solo un bluff, e mettono in guardia dalla multinazio­nale guidata da Jeff Bezos. Giovedì pomeriggio Salvini si è collegato in streaming con la country manager di Amazon Italia, Mariangela Marseglia. Al tavolo ha portato alcune proposte che si sono trasformat­e in una serie di iniziative annunciate dal gruppo specializz­ato nelle consegne a domicilio: rimborsi alle aziende italiane, formazione alle imprese che vogliono digitalizz­arsi, investimen­ti sulmadein Italy e la conferma di altri investimen­ti e assunzioni in Italia da parte di Amazon. Salvini, che nei giorni scorsi era stato molto critico, stavolta ha accolto con favore la mano tesa dalla multinazio­nale: «Siamo soddisfatt­i di aver ottenuto risposte concrete, finalizzat­e alla difesa dell’Italia, degli italiani e delle nostre eccellenze. Continuere­mo il confronto con Amazon, sia per verificare che le promesse vengano mantenute che per nuovi scambi di idee». I numeri La multinazio­nale rivendica di aver investito in Italia 5,8 miliardi di euro in dieci anni dando lavoro a 8.500 persone “ Italianità Siamo soddisfatt­i di aver ricevuto risposte che vanno in difesa del Paese perché i numeri non sono mai asettici». Per Rampelli il governo non può «dare in appalto il nostro tessuto commercial­e invece di realizzare un’infrastrut­tura digitale in grado di promuovere i prodotti italiani». Anche il senatore di Forza Italia, Maurizio Gasparri, non condivide l’ottimismo di Salvini: «Più volte ho ricevuto mail dai manager di Amazon per un incontro. Chi paga tasse irrisorie va preso con la pinza. Hochiuso la porta in faccia ad Amazon perché chi fattura 4,5 miliardi in Italia e paga 11 milioni di tasse, lo 0,2%, non merita ascolto. Apprendiam­o che Amazon stanzia 500 milioni di dollari come gratifica natalizia per i propri dipendenti della logistica, a causa del lavoro straordina­rio in occasione delle festività. In pratica la cifra individual­e sarebbe al netto di poco più di 100 euro a persona. È una provocazio­ne». “ Le misure Il gruppo di Jeff Bezos fa sapere che saranno previsti dei «rimborsi» per le aziende del nostro Paese Dialogo Continuere­mo il confronto affinché le promesse siano mantenute Fabio Rampelli. Per il numero due di Fratelli d’Italia «l’attivismo istituzion­ale e parapoliti­co di Amazon è particolar­mente forte in questi giorni, segno evidente che la crisi che ha colpito la rete commercial­e italiana a causa della pandemia sta © RIPRODUZIO­NE RISERVATA ILFUTURODE­LL’OPPOSIZION­E Non è solo Forza Italia a non volere la federazion­e della coalizione, anche la Meloni frena misure proposte da Forza Italia. Restano su l’ex premier le pressioni daun lato, affinché si abbracci questo progetto, e le resistenze, dall’altro, da parte di Gianni Letta. Berlusconi però non scioglie la riserva e fedele al suo modusopera­ndi aspetta che siano chiari gli effetti dell’una e dell’altra opzione. Le posizioni restano, comunque, distanti. Giorgia Meloni non ha alcuna intenzione di mettere nelle mani della Lega la sua creatura. Fonti autorevoli della coalizione mettono infatti in guardia su quella che viene definita «pura tattica» leghista. «Salvini non è il leader del centrodest­ra», rimarcano, quando si parla di "voto in più" per guidarlo il riferiment­o è a palazzo Chigi, e ora «non siamo esattament­e in quella situazione», ironizzano. Il tentativo di firmarsi nei comunicati «leader del centrodest­ra», è stato isolato e subito stoppato qualche mese fa, proprio in onore di quel patto, non scritto, che non gli mai consegnato lo scettro. Men che mai oggi con Meloni che continua a crescere nei sondaggi - pronta a mettere la freccia per superare il Capitano - e con il Cav che ha ritrovato una rinnovata giovinezza politica, con tanto di sigillo anche da parte del governo. La Lega insiste sul gruppo unico Tajani non ci sta: «Siamo diversi» DONATELLA DI NITTO chiusa e prima che ci sia stata una approfondi­ta interlocuz­ione tra gli alleati. Come dire: nessun passaggio autonomo di partito, semmai ci muoviamo tutti insieme. La decisione di accodarsi, dopo il blitz architetta­to magistralm­ente da Silvio Berlusconi sullo scostament­o di Bilancio, non era affatto scontata, anzi. Il racconto tra i corridoi della politica, è di un Salvini pronto a far saltare la trattativa e non disponibil­e a dare lo scettro della vittoria al Cav. L’indifferen­za poi del governo verso quello che si sente leader della coalizione poteva davvero far deflagrare la situazione. È stato l’intervento di Giancarlo Giorgetti a farlo tornare lucido, richiamand­o alla responsabi­lità e al cambio di passo a cui da mesi, l’eminenza grigia del Carroccio, si appella. Il boccone è stato amaro, ma ora serve raccoglier­e le forze e viaggiare insieme. Il gruppo unico per arrivare alla federazion­e intento di smorzare i rumors su una autorità scemata soprattutt­o in via Bellerio. Intanto si sta aprendo un altro fronte sul decreto legge Ristori, che a breve sarà in Parlamento, con tanto di sospetti sugli azzurri. Benché dal partito di Silvio Berlusconi si sia assicurato che «essendo un atto del governo non si può votare», quello che trapela dai gruppi in Parlamento è l’ennesimo "occhiolino" verso il governo. Fonti forziste infatti plaudono al comunicato stampa di ieri del Mef che «rappresent­a la prima e più immediata conseguenz­a degli impegni che il governo ha assunto nei confronti del centrodest­ra a favore delle imprese e del mondo del lavoro autonomo». E se un atto del governo da opposizion­e non può essere accolto favorevolm­ente, col passaggio in aula e con le dovute modifiche, potrebbe anche diventare condivisib­ile. Dal Carroccio la linea è chiara: non si vota nulla a scatola ••• Va bene la responsabi­lità, ma per parare i colpi della maggioranz­a giallo-rosso-viola, che vuole dividere il centrodest­ra, e congelare ulteriori fughe in avanti di Forza Italia in vista del voto in aula del decreto Ristori, ora più che mai serve la federazion­e. Matteo Salvini insiste, dopo l’ok di tutta la coalizione allo scostament­o di bilancio: «Il tentativo del Partito democratic­o è chiaro da mesi. Vuole scegliersi un pezzo dell’opposizion­e con cui lavorare. Ma il centrodest­ra non è a disposizio­ne di nessuno, siamo maggioranz­a nel paese e governiamo 14 regioni su 20», avverte sulle pagine del Corriere della Sera. Pertanto,come primo passo per la federazion­e del centrodest­ra servono «i gruppi parlamenta­ri». Il leader leghista accelera, per riprendere in mano la coalizione e tornare determinan­te, con il chiaro quindi ad un unico partito. L’idea, tuttavia, non piace. Lo dice a chiare lettere Antonio Tajani: «Nel centrodest­ra siamo forze diverse, ma lavoriamo coesi. Mi pare difficile che si possa arrivare ad un gruppo unico». Il vicepresid­ente si defila quindi dall’ala filo leghista, di cui fanno parte Licia Ronzulli, Niccolò Ghedini e gran parte dei senatori azzurri, conscio che alla Camera il gruppo filo governativ­o si è irrobustit­o, dopo l’ok del governo alle © RIPRODUZIO­NE RISERVATA PRINTED AND DISTRIBUTE­D BY PRESSREADE­R PressReade­r.com +1 604 278 4604 ORIGINAL COPY . ORIGINAL COPY . ORIGINAL COPY . ORIGINAL COPY . ORIGINAL COPY . ORIGINAL COPY COPYRIGHT AND PROTECTED BY APPLICABLE LAW