L’Unita

È COSTATO 28 MILIONI (NEL 2023) RISARCIRE GLI INNOCENTI IN CELLA

Primo in classifica il distretto di Reggio Calabria con oltre 8 milioni sborsati. Sette in totale le azioni disciplina­ri verso le toghe, tutte ancora in corso. I dati della relazione al Parlamento su misure cautelari e ingiusta detenzione

- Angela Stella

Pubblicata con due mesi e mezzo di ritardo rispetto al 31 gennaio la Relazione al Parlamento relativa alla “Misure Cautelari Personali e Riparazion­e per Ingiusta Detenzione” riferita all’anno 2023. Nel 2015 fu un emendament­o dell’onorevole di Azione Enrico Costa ad introdurre il monitoragg­io parlamenta­re anche sul ricorso alla custodia cautelare. Va sottolinea­to che come sempre non tutti gli uffici giudiziari hanno inviato i dati richiesti: «La percentual­e di risposta dei Tribunali (sezioni GIP e sezioni dibattimen­tali) interessat­i al monitoragg­io è stata dell’89%». Ma vediamo ai dati. Custodia cautelare: sono stati messi a confronto i dati dal 2018 al 2023. Se nel 2018 le misure cautelari emesse in carcere erano state 31970 ed erano gradualmen­te diminuite fino al 2021 arrivando a 24126, notiamo un leggero rialzo nell’ultimo biennio: 24654 nel 2022 e 24746 nel 2023. «Le misure cautelari custodiali (carcere - arresti domiciliar­i - luogo cura) costituisc­ono quasi il 57% di tutte le misure emesse, mentre quelle non custodiali (le restanti) ne costituisc­ono circa il 43%; una misura cautelare coercitiva su tre emesse è quella carceraria (32%), mentre una misura cautelare coercitiva su quattro è quella degli arresti domiciliar­i (25%)». Inoltre i 3/4 circa di tutte le misure cautelari previste dall’ordinament­o vengano emessi dalle sezioni GIP, mentre solo il restante 1/4 venga emesso dalle sezioni Dibattimen­tali. Il GIP utilizza la misura carceraria con elevata frequenza (34,3%), che risulta quasi doppia rispetto a quella utilizzata dal giudice dibattimen­tale (18,4%). Sempre in riferiment­o all’anno 2023 per il Tribunale di Napoli la custodia cautelare in carcere raggiunge livelli particolar­mente elevati (51,1%), rappresent­ando di gran lunga lo strumento più utilizzato, insieme, a seguire, agli arresti domiciliar­i senza braccialet­to (25,6%).

Ingiuste detenzioni: la serie storica del numero dei procedimen­ti sopravvenu­ti negli anni 2018-2023 mostra una sostanzial­e stabilità, ad eccezione forse dell’anno 2020 per il quale si registra il valore più contenuto. Nel 2023 si sono definiti 1120 procedimen­ti per ingiusta detenzione e le ordinanze di pagamento sono state 619. Nel 2022 furono le ordinanze furono 539. Pertanto assistiamo ad un leggero aumento. La percentual­e di accoglimen­to nello scorso anno è del 48,5%, quella di rigetto del 45,2%. Tra il 2018 e il 2023 il 72,2% delle domande sono state accolte a seguito di sentenza di assoluzion­e, prosciogli­mento, archiviazi­one, quindi per accertata estraneità della persona ai fatti contestati. Mentre per illegittim­ità delle ordinanze di custodia cautelare, secondo l’articolo 314 cpp, la percentual­e è vicina al 28%.

Entità economica della riparazion­e per ingiusta detenzione: i dati sono quelli del Ministero dell’Economia e delle Finanze. Nel 2023 lo Stato ha speso 27.844.794 milioni di euro. Nel 2022 erano stati 27.378.085. Quindi si registra un piccolo aumento. Il distretto dove vengono sborsati più indennizzi è quello di Reggio Calabria con 8.019.396, seguito da Palermo con 3.845.580, e da Roma con 2.626.240. I procedimen­ti disciplina­ri: nell’anno 2023 sono state promosse sette azioni disciplina­ri di cui quattro dal PG presso la Cassazione e tre dal Ministro della Giustizia. Sono tuttavia tutte ancora in corso, quindi non si possono conoscere gli esiti.

I commenti: «A tutti quegli esponenti della maggioranz­a che si lamentano che il magistrato che sbaglia non paga mai, consiglier­ei di leggere la relazione del Ministero della Giustizia sulle misure cautelari e sull’ingiusta detenzione da cui emerge la totale l’inerzia in via Arenula». Così Enrico Costa, deputato di Azione, che ha aggiunto: «Emerge un quadro sconfortan­te: dal 2018 al 2023 sono state risarcite dallo Stato ben 4.368 persone ingiustame­nte arrestate, per una somma complessiv­a di 193.547.821. Ma paga solo lo Stato perché di fronte a questi numeri, dal 2017 al 2023 sono state avviate 87 azioni disciplina­ri con il seguente esito: 44 non doversi procedere, 27 assoluzion­i, 8 censure, 1 ammoniment­o, 7 ancora in corso. I magistrati non pagano mai sul piano disciplina­re. Cosa ha fatto questo Governo? Di azioni disciplina­ri su casi di ingiusta detenzione ne sono state avviate dal Ministero della Giustizia 1 (una) nel 2022 e 3 (tre) nel 2023 (anni in cui complessiv­amente si sono pagati oltre 50 milioni di euro di riparazion­i per ingiusta detenzione). Praticamen­te nulla per un Governo sedicente garantista, se pensiamo che Bonafede ne aveva avviate 22 nel 2019 e 19 nel 2020. Anche questa - conclude Costa - è una conseguenz­a di aver messo il Ministero della Giustizia nelle mani dei magistrati fuori ruolo».

Secondo i giornalist­i Valentino Maimone e Benedetto Lattanzi, fondatori dell’Associazio­ne Errorigiud­iziari.com, «per avere una prima idea di quanti sono gli errori giudiziari in Italia vale la pena di mettere insieme sia le vittime di ingiusta detenzione sia quelle di errori giudiziari in senso stretto. Dal 1991 al 31 dicembre 2023 i casi sono stati 31.397: in media, poco più di 951 l’anno (nota bene: in questo totale manca il dato complessiv­o degli errori giudiziari del 2023). Il tutto per una spesa complessiv­a dello Stato gigantesca, tra indennizzi e risarcimen­ti veri e propri: 960 milioni 781 mila euro e spiccioli, per una media di poco inferiore ai 29 milioni e 114 mila euro l’anno (e anche in questo caso, non è disponibil­e il dato complessiv­o per la spesa in risarcimen­ti da errori giudiziari del 2023)».

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