ABU DHABI OSPI­TA­LI­TÀ DA AS­SA­PO­RA­RE

DI­VER­SA DA OGNI AL­TRA CU­CI­NA ME­DIO­RIEN­TA­LE, UNI­CA E SEM­PRE CAN­GIAN­TE, LA GA­STRO­NO­MIA EMIRATINA SOR­PREN­DE CON LA SUA VA­RIE­TÀ E RIC­CHEZ­ZA

La Cucina Italiana - - GIARDINI -

Il profumo dell’ospi­ta­li­tà ad Abu Dhabi ha mil­le sfu­ma­tu­re, quan­ti so­no i sa­po­ri che si pos­so­no gu­sta­re

sul­le ta­vo­le emi­ra­ti­ne. C’è quel­lo del pe­sce, pro­ta­go­ni­sta sul mer­ca­to co­me nel piat­to, frut­to del­la sa­pien­za an­ti­ca di co­lo­ro che un tempo era­no pe­sca­to­ri di per­le. Ci so­no la can­nel­la, il car­da­mo­mo, lo zaf­fe­ra­no, il li­mo­ne, che si in­con­tra­no in mi­sce­le la cui ri­cet­ta è cu­sto­di­ta ge­lo­sa­men­te dal­le fa­mi­glie. E an­co­ra il caf­fè, che ac­co­glie gli ospi­ti in un ri­tua­le so­spe­so nel tempo, spec­chio di un’epo­ca in cui il ci­bo era con­di­vi­so nel­le ten­de be­dui­ne sot­to le stel­le nel de­ser­to. È il profumo di una ga­stro­no­mia che nei se­co­li ha ac­col­to sug­ge­stio­ni pro­ve­nien­ti da lon­ta­no, di una ter­ra di pas­sag­gio che, sul­la via del­le spe­zie, si apri­va ad ab­brac­cia­re i rac­con­ti di mer­can­ti e pel­le­gri­ni. Que­sta ric­chez­za og­gi vie­ne va­lo­riz­za­ta dai tan­ti ri­sto­ran­ti emi­ra­ti­ni che pro­pon­go­no le ti­pi­ci­tà lo­ca­li: si può pro­va­re la raf­fi­na­tez­za di un ri­sto­ran­te co­me Mez­lai, all’in­ter­no del lus­suo­so Emi­ra­tes Pa­la­ce; la ge­nui­ni­tà di una trat­to­ria fre­quen­ta­ta dal­la gen­te del po­sto, co­me Al Mr­zab; o an­co­ra la sem­pli­ci­tà del­lo street food, con Mey­las Truck.

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