La Gazzetta dello Sport

Grinta Cristante «L’Atalanta non sa cos’è la paura»

- L’INTERVISTA di LUCA BIANCHIN INVIATO A ZINGONIA (BERGAMO) @lucabianch­in7

Il muro della Liventina era grigio. Alberto Romano, allenatore di Cristante, una decina di anni fa mandava Bryan a esercitars­i sulla tecnica – il classico destro e sinistro al muretto – e intanto preparava le forbici. Un giorno, quando Bryan andava alle medie, gli disse che era il caso di scegliere: o una spuntatina al ciuffo o un taglio secco alle partite da titolare. Ci sono allenatori per cui i ragazzi non possono avere i capelli lunghi. Il 2018 aiuta a capire quale fu la risposta. Bryan ha il taglio corto e domani sarà la guida dell’Atalanta in casa del Borussia Dortmund. Troverà 65mila tifosi e un altro muro: il Muro Giallo, una delle curve più famose d’Europa.

La piccola Atalanta, il grande Borussia. Che si fa con il Muro?

«Andiamo per distrugger­lo. Io non l’ho mai visto dal vivo e ho una certa attesa… Ricordo le coreografi­e che sono girate sui social: quella con il binocolo era pazzesca».

Da Crotone a Dortmund, un bel salto. Prima di parlare del Borussia, quali sono state le grandi trasferte della vita?

«Ho cominciato presto, in prima media facevo un’oretta per allenarmi in Veneto dal Friuli. Ricordo i primi provini al Milan, in quelle quattro ore di pullman mi sembrava di andare in un’altra nazione».

A proposito di Friuli, mai stato da Poser, il medico di Messi?

«No, ma vorrei andare presto. Non ho mai avuto problemi alimentari, ma mi incuriosis­ce. A differenza del mental coach, che non fa per me».

Tra i viaggi di questi anni, quale il più strano?

«Forse la prima convocazio­ne nella Nazionale Under 15. Ero l’unico dilettante, venivo dalla Liventina e trovavo i ragazzi delle grandi. Mi facevo delle domande: “Perché io?”. Poi in campo però passava tutto».

E il viaggio più emozionant­e?

«Il primo con la prima squadra, in Repubblica Ceca per Viktoria Plzen-Milan. Avevo paura di parlare, davanti a tutti quei campioni. Quando ho esordito, mi sono detto “vai dentro e vediamo come va”. Ma non ero molto lucido... Se parliamo di quest’anno, Everton-Atalanta è stata speciale, con i nostri tifosi a bordo campo si sentivano tutti i cori».

Dortmund è il prossimo passo. Un po’ di paura?

«No, paura mai. Se ce la giochiamo alla pari con le grandi in Italia, possiamo giocarcela alla pari anche con loro».

Che cosa colpisce del Borussia?

«L’intensità. E l’attacco: sono rapidi, tecnici, sanno entrare in area, fanno gol. La loro forza è davanti, dietro molto meno».

Uno o due nomi tra i tanti?

«Reus, che è appena rientrato, e Schürrle. Ma noi li aggredirem­o come sempre».

La chiave della partita?

«Rimanere alla loro intensità, tenere in difesa e farli girare un po’ quando attacchiam­o noi. Qualche buco là dietro si troverà, già lo vedo... E poi, sui calci piazzati, possiamo fare male».

Tattica. Si possono sapere un paio di indicazion­i di Gasperini?

«Se gioco tra i due centrocamp­isti, devo stare più bloccato. Se sono il trequartis­ta, devo guardare la punta. Quando sta in area, io devo girare al largo. Quando si allarga, io devo occupare l’area. Poi conta l’istinto...».

Ultima domanda tattica: i calci piazzati. Chi è il più difficile da marcare in A?

«Icardi. La palla gli cade sempre in testa e non è un caso. Fa 100 movimenti, sa sempre dove arriva il pallone».

Icardi ha 24 anni, Cristante 22 e solo uno dei due può andare al Mondiale. Le due partite con il Borussia possono essere una scuola di calcio internazio­nale?

«Sì, i giovani in Italia non mancano. Possiamo creare un nuovo blocco per la Nazionale. Di Caldara, Petagna e Spinazzola mi fido, mi piacerebbe combattere con loro anche per l’Italia. E, fuori dall’Atalanta, mi piacciono Pellegrini e Goldaniga».

Curiosità: Di Biagio per parecchio tempo non ha chiamato Cristante in U21. Preoccupat­o?

«È chiaro che mi avrebbe fatto piacere esserci ma io ero al Benfica. E a volte i giocatori all’estero si notano meno...».

Allora, in attesa dell’Italia, immaginiam­o un viaggio da sogno in Europa League. Il percorso è iniziato a Lione e lì sarà la finale. Dopo Liverpool e Dortmund, dove sarebbe bello giocare?

«Mi piace lo stadio del Celtic: lì cantano per tutta la partita, 90 minuti di concerto. Poi Belgrado, mi hanno detto tutti che quando gioca la Stella Rossa è uno spettacolo. E Madrid: sono stato al vecchio Calderon, il nuovo stadio mi manca».

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Bryan Cristante, 22, all’Atalanta dal 2017
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