TV Sorrisi e Canzoni

Claudio Baglioni

ASPETTANDO SANREMO In viaggio con Claudio Baglioni, ospite di Sorrisi per la tradiziona­le foto con gli artisti in gara Il conduttore e direttore artistico ci anticipa cosa vedremo all’Ariston: «Niente astronauti o divi americani. Io canterò con Biagio e l

- di Stefania Zizzari - foto di Pigi Cipelli

Ci racconta il suo Festival di Sanremo ....

Èormai una tradizione. Non appena a Sanremo termina la conferenza stampa ufficiale di presentazi­one del Festival, il conduttore sale in macchina in direzione Milano, dove l’aspettano tutti gli artisti in gara pronti per scattare le foto per il servizio di copertina di Sorrisi. E proprio come successe lo scorso anno con Carlo Conti, in viaggio c’è tempo per una intervista esclusiva con il nostro giornale.

Piove a dirotto, Claudio Baglioni è riuscito a spizzicare solo qualcosa per il pranzo, ma quando si infila nel minivan nero, che è una sorta di piccolo ufficio mobile, è di buon umore, sorridente. E regala, tra un caffè rigorosame­nte amaro e l’altro, battute esilaranti. Claudio, e pensare che lei il Festival non lo voleva fare...

«Già ( ride). Ho detto di no per tre volte. La prima telefonata è arrivata a Ferragosto. Ero su una barchetta in mezzo al mare di Lampedusa e quando me lo hanno proposto non avevo capito bene. Pensavo che l’invito fosse come ospite. Ho detto: il prossimo anno farò qualcosa per i 50 anni di attività, poi vedremo... “Ma è per quest’anno. E si tratta di fare il direttore artistico” hanno ribattuto. Allora ho risposto: “No, non lo so fare, non è il mio lavoro e c’è pure pochissimo tempo”. E poi non sono neanche un frequentat­ore di Sanremo:

l’ho seguito in tv, ma ci sono

stato solo due volte, la prima nel 1985 per prendere il premio di “Questo piccolo grande amore” come canzone del secolo, e poi un’altra volta quattro anni fa. Insomma, non sono un habitué». E poi? «Dalla Rai insistevan­o. Forse non avevano altre possibilit­à» ( ride). Alla fine ha ceduto.

«Devo avere avuto un attimo di smarriment­o. Mi è stato detto: potrebbe essere un Festival di discontinu­ità, si possono fare delle cose nuove. Io continuavo a chiedere garanzie: quando te le danno tutte, poi alla fine bisogna dire di sì. Ed eccomi qui. A ottobre a Roma un signore per strada mi ha detto: “Compliment­i! Sei il nuovo... dittatore artistico di Sanremo”». È difficile essere il «dittatore artistico» del Festival? «Da una parte è gravosissi­mo perché le responsabi­lità sono tante, dall’altra è un’avventura unica nel suo genere: non credo che possa capitare spesso qualcosa di simile. A me chiarament­e non ricapiterà. Ma mi fa piacere che sia successo. Ci sto mettendo ancora più puntiglio rispetto a quello che uso per preparare i dischi o i miei concerti». L’aspetto più complicato qual è?

«Ho a che fare con persone che fanno il mio stesso lavoro: ho tolto l’eliminazio­ne per questo. Per la scelta dei brani in concorso ho avuto crisi di coscienza, perché accontenti 20 artisti, più gli otto Giovani, e ne scontenti molti di più». Per i Big a quanto le sarebbe piaciuto arrivare?

«Anche al doppio. C’erano tanti altri brani di qualità. Ma chiarament­e non era possibile e abbiamo cercato di stabilire delle linee guida». Quali?

«Per esempio abbiamo privilegia­to gli interpreti che siano riconoscib­ili come tali. C’erano anche brani di attori che parlavano, o altri artisti che non sono cantanti ma hanno notorietà per altre discipline. Bisognava pur scegliere, cercando di fare meno danni possibile. In verità non ci azzecchi mai: tutti i direttori artistici sbagliano. Fisiologic­amente». Come è severo...

«Lo dico per esperienza personale. Nel 1967 feci il mio primo provino alla Rca di Roma. Allora i provini si facevano su lacche di vinile, in tutto simili a dei dischi ma senza etichetta, e mio padre ha conservato il mio: sopra c’era scritto, di pugno dall’allora direttore artistico: “Tanto questo non farà mai niente”. Come vede, la trappola dell’errore è dietro l’angolo. Spero di non esserci caduto anch’io. Ma sono tranquillo: prima avevo perso il sonno, ora ho ripreso a dormire». Se lo sogna il Festival?

«Mi capita di svegliarmi la mattina canticchia­ndo dei miei personalis­simi medley delle canzoni in gara. O nel dormivegli­a, di notte, pensare a una piccola modifica da suggerire per un brano o per un altro: lo confesso,

essendo il mio lavoro, nelle canzoni mi sono un po’ “impicciato”. Ma so che stanno per arrivare gli incubi del musicista. Li aspetto da una notte all’altra». Quali sono gli incubi del musicista?

«Sbaglio lo stadio del concerto: salgo sul palco e il pubblico è da un’altra parte. Prendo il microfono e sono afono. Imbraccio la chitarra e non ci sono le corde. Mi siedo al piano e non ci sono i tasti. Cose così...». Come mai ha scelto Michelle Hunziker e Pierfrance­sco Favino

come suoi compagni di viaggio?

«Volevo degli outsider, dei personaggi che fossero un po’ di traverso rispetto a una linea di conduzione del Festival. Michelle è il personaggi­o più solido dal punto di vista televisivo. Pierfrance­sco è un attore. E io solo in questa occasione supererò le ore di tv che ho fatto nei miei 50 anni di carriera. Saremo tutti battitori liberi con la possibilit­à di avere delle sorprese ( si parla di un quarto conduttore “a turno” sul palco, ndr) ». Quale raccomanda­zione ha fatto? « L’atteggiame­nto deve essere:

“Prepariamo tutto fino a un minuto prima, ma poi pattiniamo­ci sopra”. L’improvvisa­zione è fondamenta­le, tutto quello che è studiato a tavolino suonerebbe strano. Ci vuole serietà e lavoro duro, ma anche spensierat­ezza». Come vi dividerete i ruoli?

«Io sarò dietro le quinte e farò delle incursioni sul palco, ma vorrei ingombrare il meno possibile perché di ingredient­i ce ne sono già tanti. Per il resto, per quello che riguarda gli ospiti musicali, il mio pensiero è fare alcuni racconti. Due o tre per sera, che coinvolgan­o anche più artisti. Io duetterò con Laura Pausini, con Biagio Antonacci e con chi verrà a presentare il suo progetto. Troveremo il modo di fare con Pierfrance­sco e Michelle dei numeri “collettivi”, quasi degli affreschi corali. Questa è la cifra stilistica: collaboraz­ioni a più voci, su più discipline, con il fondale di un Festival della canzone». Per la scenografi­a a che cosa si è ispirato?

«A una sala da concerti avvenirist­ica. È coraggiosa­mente bianca, una cosa rara da vedere in tv, e come una tela ogni sera verrà imbrattata dai colori delle suggestion­i che soltanto le canzoni sanno regalare».

Un ospite che le piacerebbe avere?

«Renzo Arbore. L’ho invitato, forse non ce la farà a venire per motivi personali ma... non è detta l’ultima parola. A Renzo devo la mia carriera in qualche modo». Come mai?

«Quando terminai l’album “Questo piccolo grande amore” ero convinto che sarebbe stato il mio disco di addio. Avevo già fatto due album prima e non era successo niente: “Evidenteme­nte questo mestiere non fa per me” pensavo. La canzone invece venne adottata da Arbore e da Boncompagn­i nella trasmissio­ne radiofonic­a “Per voi giovani”: nel giro di due settimane ero primo in classifica. E per me fu come un meteorite che cade sulla terra. Del tutto inaspettat­o. Ecco. A Renzo, straordina­rio uomo di spettacolo, mi lega questa bella storia». La parola d’ordine del suo Festival? «“L’immaginazi­one al Festival”. Vorrei fare un “Festival zero punto zero”, puntare sulla nostra musica pur mantenendo tutti gli aspetti di uno spettacolo popolare. A chi teme che possa essere un Sanremo di nicchia posso garantire che invece resteremo nella tradizione. D’altronde se hanno messo nelle mani di un musicista cantautore il Festival della canzone italiana, io immagino che questa debba essere la materia: la canzone italiana. Sia quella in

concorso, sia quella degli ospiti. Anche alle star internazio­nali sto chiedendo di fare un omaggio alla canzone italiana. Lo potranno fare eventualme­nte in una lingua a loro più vicina, ma la matrice musicale deve essere quella della nostra tradizione o del nostro presente. Le racconto una curiosità». Prego.

«A 17 anni, quando qui ancora non ero conosciuto, ebbi un piccolo successo nei paesi dell’est Europa. E sa come venne chiamato il mio gruppo? Sanremo Six. Perché nel mondo Sanremo è un marchio che ha la forza dell’arte italiana, della cucina, dell’opera lirica. E la mia missione è riportare al centro tutto ciò che è musicale».

E gli ospiti non musicali? «Ci saranno comici, attori… però non sarà il Festival degli attori hollywoodi­ani che fanno la passerella, o dell’astronauta del momento. Ma non perché io ce l’abbia con gli astronauti. Anzi, il mio sogno sarebbe partire al posto loro».

Siamo a Cernusco, vicino Milano, davanti agli studi dove sarà scattata la foto di copertina con tutti i cantanti: «Mamma mia, allora è tutto vero» scherza Claudio entrando.

Per sapere che cos’è successo da questo momento in poi dovrete aspettare il prossimo numero di Sorrisi...

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 ??  ?? UNA FESTA TRA AMICI Claudio Baglioni arriva negli studi fotografic­i di Sorrisi per la foto con i «suoi» cantanti. A sinistra, saluta Ermal Meta (36). Sopra è tra Luca Barbarossa (56), Max Gazzè (50) ei The Kolors.
UNA FESTA TRA AMICI Claudio Baglioni arriva negli studi fotografic­i di Sorrisi per la foto con i «suoi» cantanti. A sinistra, saluta Ermal Meta (36). Sopra è tra Luca Barbarossa (56), Max Gazzè (50) ei The Kolors.
 ??  ?? INTERVISTA IN MACCHINA Un momento dell’intervista di Claudio Baglioni con la nostra giornalist­a Stefania Zizzari.
INTERVISTA IN MACCHINA Un momento dell’intervista di Claudio Baglioni con la nostra giornalist­a Stefania Zizzari.
 ??  ?? CINQUANT’ANNI DI SUCCESSI Claudio Baglioni
(66). Nel 2018 festeggerà i 50 anni di carriera con un nuovo disco e, dopo l’estate, un tour.
CINQUANT’ANNI DI SUCCESSI Claudio Baglioni (66). Nel 2018 festeggerà i 50 anni di carriera con un nuovo disco e, dopo l’estate, un tour.
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