Ha bal­la­to una so­la esta­te

Do­po un an­no, è già fi­ni­to il ma­tri­mo­nio tra AN­DREA RIZ­ZO­LI e la dan­za­tri­ce ALI­CE BELLAGAMBA. Che ci spie­ga per­ché

Vanity Fair (Italy) - - Spy - di LA­VI­NIA FAR­NE­SE

L’amo­re può spe­gner­si all’im­prov­vi­so, e per que­sto fa­re mol­to ma­le». Sul­la car­ta d’iden­ti­tà Ali­ce Bellagamba, l’ex bal­le­ri­na di Ami­ci e at­tri­ce ( Un fan­ta­sti­co via vai di Leo­nar­do Pie­rac­cio­ni, la fic­tion Don Mat­teo), è an­co­ra spo­sa­ta. Ma del ma­tri­mo­nio con An­drea, fi­glio dell’im­pren­di­to­re An­ge­lo Riz­zo­li e dell’at­tri­ce Eleo­no­ra Gior­gi, non re­sta che il ri­cor­do di una ce­ri­mo­nia nel bor­go um­bro di Mon­ti­gna­no, il 18 ot­to­bre 2014. A quel «per sem­pre» ar­ri­va­ro­no ve­lo­ci: do­po due me­si di pas­sio­ne lui era già in gi­noc­chio a por­ger­le l’anel­lo, e lei dis­se sì. Il gior­no del­le noz­ze An­drea Riz­zo­li di­ce­va con oc­chi lu­ci­di: «È la don­na del­la mia vi­ta. La mat­ti­na è co­me sve­gliar­mi al fian­co di un pic­co­lo so­le». È du­ra­ta po­co. Che cos’è suc­ces­so? «Ci sia­mo se­pa­ra­ti. La cri­si è ini­zia­ta da me, po­co do­po una spen­sie­ra­ta lu­na di mie­le in Sri Lan­ka. Sen­ti­vo di non sta­re be­ne». In che sen­so? «Ave­vo smes­so di dan­za­re, ero in gab­bia, con un gro­vi­glio den­tro. Co­me se aves­si bi­so­gno di cre­sce­re an­co­ra e in quel­la con­di­zio­ne non po­tes­si più». Che co­sa ha fat­to? «Ho pen­sa­to: “Me­glio la­sciar­lo ades­so che quan­do la fa­mi­glia si al­lar­ghe­rà e ci sa­ran­no dei fi­gli”. Par­la­va­mo di far­ne». C’en­tra un al­tro? «As­so­lu­ta­men­te no. E nean­che un fat­to sca­te­nan­te, o un li­ti­gio. Sem­pli­ce­men­te non pro­va­vo più nul­la, se non sti­ma e af­fet­to. Per que­sto, l’idea di dar­gli un du­ro col­po era an­co­ra più do­lo­ro­sa». Pe­rò al­la fi­ne lo ha fat­to. Ha la­scia­to la ca­sa in cui vi­ve­va­te in­sie­me a Ro­ma, ve­ro? «Sì, so­no tor­na­ta dai miei, a Je­si, nel­le Mar­che. Per ri­co­min­cia­re ave­vo bi­so­gno di un luo­go cal­do, del­le mie ra­di­ci. Ma non è sta­to fa­ci­le, ho per­so quat­tro chi­li. Non mi per­do­na­vo la sof­fe­ren­za che sta­vo pro­vo­can­do. Di col­po tut­to era di­ven­ta­to pe­san­te, tro­va­vo dif­fi­ci­le an­che al­zar­mi dal let­to e an­da­re a fa­re la spe­sa. Ave­vo un pen­sie­ro fis­so: la mia vi­ta è buia e fi­ni­ta. So­no sta­ti me­si di crol­lo. Ora so che cos’è la de­pres­sio­ne: un mo­stro che ti man­gia da den­tro». È scom­par­sa an­che dai so­cial. Ha pen­sa­to di far­si aiu­ta­re? «I miei era­no pre­oc­cu­pa­ti. Co­sì so­no an­da­ta da uno psi­co­te­ra­peu­ta, per un pa­io d’in­con­tri. Al­la fi­ne ti sal­vi da so­lo». E An­drea? «Se non ha ac­cet­ta­to, pia­no pia­no pe­rò ha com­pre­so che le co­se pos­so­no cam­bia­re, e non per­ché ti de­te­sti, ma per­ché non puoi far­ci nien­te. Gli ami­ci spin­ge­va­no af­fin­ché tor­nas­si a muo­ver­mi, a bal­la­re». Ha se­gui­to i lo­ro consigli? «Og­gi in­se­gno nell’ac­ca­de­mia di Kledi e all’Hard Can­dy Fit­ness, la pa­le­stra di Ma­don­na. Rac­con­ta­no che lei ven­ga in bor­ghe­se a se­gui­re i cor­si, e noi do­cen­ti ri­ghia­mo drit­ti: te­mia­mo il suo fan­ta­sma e le sue spie in in­co­gni­to».

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