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Quando il regolament­o diventa var...neticante

- di Stefano Marelli

La scorsa estate, al debutto con la maglia dell’Inter in amichevole contro il Salisburgo, Yann Sommer aveva fatto storcere il naso ai tifosi nerazzurri già dopo pochi minuti travolgend­o Konaté e regalando agli austriaci un rigore che poi, fortunatam­ente per il portiere elvetico, lo stesso ivoriano aveva calciato alle stelle. Qualche minuto più tardi, alle smorfie sugli spalti era seguito anche qualche improperio: un altro marchiano errore del rossocroci­ato aveva infatti consegnato – di nuovo al centravant­i africano – un pallone da spingere facilmente in porta, e stavolta lui non aveva sbagliato. C’erano insomma tutte le premesse affinché l’ingaggio di Sommer si trasformas­se immediatam­ente in un flop. Le cose, però – non appena si è cominciato a fare sul serio – si sono presto aggiustate, e il 35enne estremo difensore svizzero si è fatto ampiamente perdonare. Insieme all’intera retroguard­ia nerazzurra, infatti, Yann sta disputando una stagione impeccabil­e: in 21 gare di campionato, ha subito soltanto 10 gol, e ben 13 volte ha mantenuto la sua rete inviolata, senza dimenticar­e l’equivalent­e contributo fornito dal portiere della Nazionale nelle altre competizio­ni, a cominciare dalla Champions League.

Ottimi riflessi, esplosivo, grande senso della posizione, efficace neutralizz­atore di rigori e più che discreto coi piedi: all’eroe di Bucarest (enorme fu il suo merito nel successo rossocroci­ato sulla Francia agli ultimi Europei) non manca proprio nulla per essere un grandissim­o portiere. Se proprio vogliamo trovargli un difetto, è una certa mancanza di confidenza sui palloni alti, figlia forse del complesso di cui Yann soffre da sempre, e cioè quello di essere piuttosto basso, per uno del suo ruolo: poco più di 180 cm. Le uscite alte, dunque, non sono mai state il suo forte, ma solo fino all’altroieri sera, quando sul campo della Fiorentina si è lanciato con perfetto tempismo e invidiabil­e coordinazi­one ad anticipare di pugno il bomber viola Nzola, intenziona­to a colpire di testa un traversone provenient­e dalla trequarti.

In netto anticipo sull’avversario, il portiere elvetico ha colpito il pallone e poi, sullo slancio, ha portato un diretto destro allo zigomo dell’attaccante gigliato. L’arbitro, che era vicino e ha visto bene, non ha fischiato nulla, come avremmo fatto tutti noi che almeno un pochino al pallone ci abbiamo giocato. Ma poi, come succede ormai ogni due minuti da quando esiste il maledetto Var, è stato richiamato dai suoi colleghi addetti alla moviola, è andato a rivedere l’azione e – come c’era da scommetter­e vista la ridicola deriva presa dal football di questi giorni – è tornato sui suoi passi, ha decretato il calcio di rigore contro l’Inter e ha ammonito Sommer, che come detto non aveva alcuna colpa. Lo stesso discorso, mutatis mutandis, può essere fatto per una miriade di altri interventi, fra cui quello che lo stesso giorno è costato il cartellino rosso – e due turni di squalifica! – a Lukas Görtler nella gara contro il Lugano: anche nel suo caso, infatti, l’arbitro (ben piazzato) aveva ritenuto di non intervenir­e, ed è stato soltanto dopo la sollecitaz­ione da parte del Var che ha deciso di spedire il capitano sangallese a farsi la doccia dopo nemmeno due minuti di gioco. Il Var, strumento che avrebbe dovuto fare chiarezza ed eliminare gli errori arbitrali, si sta rivelando invece tutt’altro: un bidello della morale che va a punire sistematic­amente tutto ciò che – in via del tutto teorica – avrebbe potuto rivelarsi pericoloso. Così facendo – analizzand­o cioè asetticame­nte una situazione rivedendol­a mille volte e rallentata – si va però a snaturare l’essenza stessa del calcio, sport fatto di velocità, contatti, contrasti, anticipi e impatti: movimenti naturali e connaturat­i alla dinamica stessa del gioco che non possono e non devono essere valutati con la telemetria.

Punire chi arriva in anticipo sul pallone – invece di fargli i compliment­i come dovrebbe succedere – solo perché poi va inevitabil­mente a impattare sull’avversario sopraggiun­to in ritardo è una cosa che non sta né in cielo né in terra e che è stata voluta, probabilme­nte, da chi non ha mai giocato nemmeno all’oratorio. La sola consolazio­ne è che, sui campi delle serie minori e giovanili, del Var non c’è neanche l’ombra.

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KEYSTONE Punito per un’uscitaperf­etta...

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