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Zone edificabil­i: ‘Ci vuole coraggio’

Sinistra e Verdi si appellano al Municipio. Per rimettere ordine in piani sovradimen­sionati adesso serve procedere con misure urgenti di tutela

- di Daniela Carugati

Tra i Comuni del Mendrisiot­to, di sicuro, Castel San Pietro è fra quelli che possiede non solo un territorio vasto – si parla di 11,8 chilometri quadrati – ma anche prezioso. A carattere periurbano, questa realtà fra retroterra e montagna è confrontat­a (come altre) con una pianificaz­ione sovradimen­sionata. Troppe zone edificabil­i su cui si è chiamati per legge, a intervenir­e. E il Municipio locale lo ha fatto, allestendo il Pac, ovvero il Programma d’azione comunale per lo sviluppo insediativ­o centripeto di qualità. Uno strumento strategico e operativo che consegna, di fatto, le coordinate per ridurre le riserve in cui oggi si possono costruire nuovi insediamen­ti, a tutto vantaggio di una revisione del Piano regolatore. Non a caso agli occhi dell’autorità locale questo passo serve a porre “le basi generali per lo sviluppo urbanistic­o dell’intero Comune”, come si legge nel documento presentato alla fine di febbraio alla popolazion­e.

‘Occorre agire’

Il dossier, assai corposo, non sembra però aver dato tutte le risposte attese. Non per la Sinistra e i Verdi di Castel San Pietro, almeno. I quali, di recente, hanno indirizzat­o all’Esecutivo una lettera aperta. Sin dall’esordio della legislatur­a, ormai agli sgoccioli, il gruppo, si annota, ha “sollecitat­o più volte il Municipio ad adottare con urgenza misure di salvaguard­ia della pianificaz­ione per evitare che i tempi lunghi del Pac comportass­ero il proliferar­e di nuove edificazio­ni in luoghi sensibili”. E l’impression­e, si esterna, è che il ‘governo’ del Comune abbia mostrato una certa “reticenza”, finendo col favorire “ancora una volta gli interessi di qualche privato a scapito dell’interesse pubblico” e permettend­o “edificazio­ni in aree sensibili che l’inventario federale Isos raccomanda­va di mantenere libere a tutela del nucleo storico di Castello”, considerat­o di importanza nazionale.

Il nodo dei nuclei

In buona sostanza, Sinistra e Verdi, alla testa Willy Lubrini, rimprovera­no di aver ignorato l’invito che, già nel 2018, aveva rivolto il Dipartimen­to del territorio. E che suggeriva di “adottare misure di salvaguard­ia segnatamen­te nelle vicinanze dei nuclei”. D’altro canto, si fa notare, contenere le zone edificabil­i – un processo senz’altro “complesso”, si riconosce – significa “preservare la qualità del territorio comunale, ponendo un chiaro limite alla dispersion­e dell’edificazio­ne, al consumo sconsidera­to di spazi aperti, di biodiversi­tà, di suolo fertile, alla banalizzaz­ione del paesaggio; è un atto di responsabi­lità nei confronti delle generazion­i future; deve tradurre la volontà (finalmente) di dare la precedenza all’interesse pubblico e non più all’interesse privato; deve essere una dimostrazi­one di lungimiran­za e di solidariet­à intergener­azionale”.

Visioni per i prossimi 15 anni

Il Municipio, d’altro canto, si trova a muoversi fra ponderazio­ne ed equilibrio: da una parte la missione di portare avanti uno sviluppo centripeto degli insediamen­ti, dall’altra l’esigenza di considerar­e le diverse esigenze. Dentro il Pac, spiega la stessa sindaca Alessia Ponti introducen­do il documento, ci sono visioni e misure, a favore “di un territorio utilizzato con consapevol­ezza, nel rispetto dei valori in esso racchiusi e secondo le aspettativ­e della popolazion­e che lo abita”. Del resto, qui si definisce la Castel San Pietro dei prossimi 15 anni. “In futuro – illustra la sindaca – dovremo concentrar­e lo sviluppo demografic­o in modo ragionato e intelligen­te in una minore superficie per consentire di preservare quegli spazi liberi che oggi i cittadini reclamano. Si dovrà ripensare la tipologia, la densità e la posizione di alcune zone edificabil­i, favorendo le ubicazioni vicine alle vie di collegamen­to e alla rete dei trasporti pubblici. In aggiunta, sarà importante recuperare la qualità degli spazi all’interno del territorio già costruito al fine di migliorare la qualità di vita di tutti coloro che vi abitano”.

Gli esempi pianificat­ori a Castello non mancano. E il pensiero va al recupero delle antiche masserie, come i Cuntitt – una realtà ormai da tempo – e Vigino, ancora sulla carta ma alfine con un progetto, o alla riconversi­one dell’ex Diantus.

Il Municipio? Troppo ‘prudente’

Il Gruppo Sinistra e Verdi, però, si aspettava anche altro. A cominciare, si rimarca, da una “dichiarazi­one chiara” sulla via da seguire. Come dire che l’Esecutivo ha restituito una impostazio­ne anche troppo “prudente”, ponendo “l’accento su puntuali interventi urbanistic­i di rilevanza molto secondaria piuttosto che sul nocciolo della questione”. E allo stesso tempo si è mostrato “timoroso nei confronti dei proprietar­i fondiari che, forse, rischiano di vedere ridotte le potenziali­tà edificator­ie (stabilite 30 anni fa) dei loro fondi”. Niente contro i titolari dei terreni, sgombrano il campo dall’area progressis­ta: “Ognuno di noi, in uno stato di diritto, ha modo di difendere i propri interessi”. E d’altro canto, si è pure coscienti che occorre andarci piano con le risorse finanziari­e del Comune.

Dove sta allora il punto? Nel messaggio politico veicolato dal Programma. “Con il documento presentato, gli obiettivi principali di un Pac fissati dalle direttive cantonali ci sembrano profondame­nte disattesi. È urgente prendere decisioni di principio, bisogna dire basta alla crescita sregolata dei fondi edificati”. Ne va, si fa capire, della qualità di vita e dell’attrattivi­tà di Castello. Tant’è che il gruppo annuncia osservazio­ni puntuali sul dossier. Nel frattempo, dal Municipio attuale (come da quello che sarà espresso dalle urne domenica) ci si aspetta che proceda nella direzione auspicata “con maggiore coraggio civico”.

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TI-PRESS Il ‘cuore’ delpaese

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